Articolo scritto il 22/05/2026
Nel 2026 una sala biliardi in Italia può generare un fatturato annuo molto variabile, ma il guadagno netto del titolare dipende soprattutto da occupazione dei tavoli, costi fissi e servizi accessori: in pratica, non basta guardare gli incassi lordi per capire quanto guadagna davvero. Per una stima prudente, l’attività può muoversi su risultati medi contenuti o discreti a seconda della zona e della gestione, con margini che cambiano sensibilmente tra piccole sale e locali più strutturati.
In questo articolo distingueremo fatturato, utile netto e denaro che resta in tasca dopo tasse e contributi, così da capire il vero margine dell’attività e il punto di break-even. Vedremo poi costi principali, fattori che influenzano i ricavi, strategie per aumentare i guadagni, errori da evitare e profili fiscali da considerare; per simulare scenari di ricavo e spesa puoi usare anche Software business plan Sala biliardi 2026 AI, utile per costruire un business plan coerente con dati camerali, ISTAT, Agenzia delle Entrate e INPS.
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Quanto guadagna davvero una sala biliardi
Una sala biliardi può guadagnare davvero bene solo se i tavoli lavorano con continuità: nella pratica, il punto non è quanto incassa in cassa, ma quanto resta dopo costi fissi, personale, utenze e imposte. In un’attività piccola il fatturato può stare indicativamente tra €60.000 e €120.000 l’anno, mentre una sala più ben posizionata può salire molto di più; il guadagno netto del titolare, però, dipende dalla gestione e può essere molto più basso del ricavo lordo se l’occupazione dei tavoli è irregolare.
Fatturato, utile e netto in tasca: la differenza che conta
Quando si parla di quanto si guadagna con una sala biliardi, bisogna distinguere tre livelli: il fatturato è tutto ciò che entra, l’utile netto è ciò che resta dopo i costi, e il guadagno netto del titolare è quello che rimane davvero in tasca dopo tasse e contributi. È qui che molti errori fanno saltare i conti: un locale può incassare bene ma lasciare poco se i tavoli sono spesso vuoti o se i costi di struttura sono troppo alti.
Nella pratica, il risultato finale cambia molto in base a tre fattori: dimensione del locale, posizione e capacità di riempire le fasce orarie migliori. Se il titolare lavora in prima persona, il margine può migliorare perché si riduce il peso del personale; se invece assume dipendenti, il punto di pareggio si alza e serve più volume per arrivare al break-even.
Quanto pesa la struttura dei costi
Per capire la redditività di una sala biliardi, conviene guardare la struttura dei costi in modo semplice. In assenza di dati specifici di settore nel contesto, una lettura prudenziale è questa: i costi fissi assorbono una quota importante del mese e i costi variabili crescono con l’attività, quindi il locale rende davvero solo quando il volume di clienti copre bene entrambe le voci.
La formula pratica da tenere a mente è: Margine netto = (Ricavi – Costi totali) / Ricavi × 100. Se il margine è basso, anche un buon incasso mensile non si traduce in un buon reddito personale.
Quanto può restare al titolare nei casi più comuni
In una sala piccola, gestita in prima persona, il guadagno netto mensile può essere contenuto ma più stabile; in una sala media con personale, il netto può crescere solo se il locale ha un flusso costante di clienti e un buon tasso di occupazione dei tavoli. In termini pratici, è utile ragionare per scenari: attività piccola, attività media e locale ben posizionato non hanno lo stesso potenziale, e il salto di reddito dipende soprattutto da quante ore al giorno i tavoli restano effettivamente venduti.
Un esempio operativo aiuta a capire il meccanismo: se una sala genera €100.000 di fatturato annuo e i costi complessivi assorbono una quota elevata del ricavo, il netto finale può ridursi molto; se invece il titolare controlla bene i costi e lavora in prima persona, il margine migliora e il punto di pareggio si raggiunge prima. Il problema non è solo vendere, ma vendere abbastanza da coprire i costi fissi e lasciare un utile reale.
Come leggere il break-even prima di aprire
Prima di aprire o valutare una sala biliardi, la domanda giusta non è solo “quanto incassa?”, ma “quanti clienti servono per coprire i costi?”. Questo è il vero break-even: il livello minimo di vendite oltre il quale l’attività inizia a produrre utile. Se si sottostimano affitto, personale, utenze e imposte, il locale può sembrare interessante sulla carta ma risultare debole nella pratica.
Il mini-riepilogo operativo è semplice: osserva la posizione, la capacità di riempire i tavoli, il peso del personale e la tenuta dei costi fissi. Solo così puoi capire se la sala biliardi ha un fatturato sufficiente a trasformarsi in utile netto e poi in vero guadagno per il titolare.
💡 Idea chiave: una sala biliardi può incassare bene, ma il netto in tasca dipende da occupazione dei tavoli, costi fissi e personale: se i costi sono alti, anche un buon fatturato può lasciare poco margine.
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Quanto guadagna una sala biliardi tra fatturato, costi e utile netto
Quando si parla di quanto guadagna una sala biliardi, la domanda vera non è solo “quanto incassa”, ma quanto resta davvero in tasca dopo affitto, personale, utenze, manutenzione e tasse. Nella pratica, il risultato dipende da quante ore i tavoli sono occupati, dallo scontrino medio e dalla capacità di trasformare il gioco in consumazioni e servizi extra: un locale può avere un fatturato interessante ma un guadagno netto molto più basso se i costi fissi sono pesanti o se l’affluenza è irregolare.
Da dove arrivano i ricavi
La struttura dei ricavi di una sala biliardi è semplice, ma va letta bene per capire la redditività. Le entrate arrivano dal noleggio dei tavoli, dalle consumazioni al bar, dalle tessere o abbonamenti, da eventi e tornei, dalla vendita di accessori e da eventuali servizi extra. In altre parole, il fatturato non dipende solo dalle partite giocate, ma da quanto il cliente spende complessivamente durante la permanenza nel locale.
Il punto chiave è l’utilizzo dei tavoli: più ore vendute significano più ricavi, ma solo se il locale riesce a mantenere un buon flusso di clienti e uno scontrino medio coerente. Quando l’attività lavora bene, il margine migliora perché i costi di una parte dell’offerta restano relativamente stabili mentre i ricavi crescono con l’affluenza.
Quanto pesano costi fissi e variabili
Per capire il guadagno netto bisogna separare i costi fissi dai costi variabili. Tra i fissi rientrano affitto, utenze, personale, assicurazioni e licenze; tra i variabili ci sono acquisto di bevande e materiali, oltre alla manutenzione dei tavoli e delle attrezzature. Se questi costi non vengono stimati con precisione, il locale può sembrare redditizio sulla carta ma non esserlo davvero.
La formula pratica da tenere a mente è questa: Margine netto = (Ricavi – Costi totali) / Ricavi × 100. Se i costi fissi sono troppo alti, il break-even si sposta in avanti e servono più clienti per coprire le spese. Per questo il titolare deve monitorare non solo gli incassi, ma anche il peso delle singole voci di costo sul totale.
Esempio numerico di utile e punto di pareggio
Un esempio operativo aiuta a capire meglio. Supponiamo una sala biliardi con fatturato mensile di €12.000, costi variabili pari a €3.600 e costi fissi pari a €6.400. In questo caso il margine lordo è di €8.400 e l’utile operativo scende a €2.000 prima di tasse e contributi. Se poi si considerano imposte e contributi, il guadagno netto del titolare si riduce ulteriormente.
Il punto di pareggio si raggiunge quando i ricavi coprono tutti i costi. Nella pratica, il break-even dipende soprattutto da tre leve: affluenza, scontrino medio e ore di utilizzo dei tavoli. Se una sala aumenta anche solo una di queste variabili, migliora la marginalità; se invece il locale resta vuoto in alcune fasce orarie, il rischio è di non coprire i costi fissi.
Come aumentare il margine nella pratica
Per migliorare la redditività non basta alzare i prezzi in modo indiscriminato. Spesso funziona meglio lavorare su occupazione dei tavoli, eventi, tornei e consumazioni, perché così cresce il ricavo medio per cliente senza appesantire troppo i costi. Anche la localizzazione conta: una sala in area ad alto passaggio può sostenere volumi maggiori, mentre una in zona meno trafficata deve puntare su fidelizzazione e calendario eventi.
Attenzione però agli errori tipici: sottostimare i costi, ignorare tasse e contributi, copiare il pricing di altri locali senza simulare scenari e non verificare il reale tasso di utilizzo dei tavoli. Nella pratica, la differenza tra un’attività che “sembra andare” e una che genera vero utile netto sta tutta nella capacità di tenere sotto controllo numeri, margini e break-even.
💡 Idea chiave: una sala biliardi guadagna davvero solo se il fatturato copre costi fissi e variabili: con €12.000 di ricavi mensili e €10.000 di costi totali, il margine operativo è di €2.000, ma il netto finale dipende ancora da tasse e contributi.
Quanto guadagna davvero una sala biliardi: fatturato, margini e fattori che spostano il netto
Quando si parla di quanto guadagna una sala biliardi, nella pratica contano molto più posizione e modello di business del semplice numero di tavoli. Una sala ben collocata può lavorare con fatturati annui nell’ordine di €81.070,51 come riferimento di settore citato nel contesto, ma il guadagno netto reale dipende da mix di ricavi, costi fissi e capacità di riempire il locale nelle fasce serali e nei weekend.
Quanto pesa la posizione sui ricavi
La location è il primo fattore che sposta la redditività. Una sala in zona urbana, vicina a università, locali serali o aree ad alta frequentazione, tende ad avere più passaggi e più occasioni di consumo rispetto a una periferica. Anche la stagionalità conta: nei periodi di minore affluenza il locale rischia di lavorare sotto capacità, con un impatto diretto sul margine.
In pratica, il numero di tavoli aiuta solo se c’è domanda sufficiente. Un locale grande ma poco visibile può restare sottoutilizzato, mentre una sala più piccola ma ben posizionata può generare più incassi per metro quadro. Qui il punto non è “quanti tavoli ho”, ma quante ore al giorno riesco a venderli e a quale prezzo medio.
Come cambia il guadagno tra biliardo puro e locale misto
Il modello più fragile è quello che vive solo del noleggio tavoli: i ricavi dipendono quasi esclusivamente dal tempo di gioco. Quando invece la sala integra bar, consumazioni o intrattenimento, il fatturato diventa più stabile e il locale può assorbire meglio i costi fissi. Nella pratica, il biliardo da solo genera flussi più lineari ma spesso meno elastici; il mix con food e beverage aumenta lo scontrino medio e migliora il break-even.
Quali clienti fanno davvero la differenza
Il target incide in modo diretto sul guadagno netto. I giocatori abituali garantiscono continuità, i gruppi di amici riempiono le fasce serali, gli eventi privati e i tornei creano picchi di incasso. La clientela serale è spesso la più importante perché concentra domanda e consumazioni nello stesso momento.
Se il locale intercetta solo clienti occasionali, il rischio è di avere tavoli occupati in modo discontinuo. Se invece costruisce una base di frequentatori abituali e organizza serate a tema, il volume di gioco cresce e il locale lavora meglio anche nei giorni medi.
Come leggere costi, break-even e utile netto
Per capire davvero quanto si guadagna, bisogna guardare la struttura dei costi. In una sala biliardi i costi fissi pesano molto: affitto, personale, utenze e manutenzione. I costi variabili crescono invece con l’attività, soprattutto se ci sono consumazioni o servizi aggiuntivi. Una regola pratica è questa: più il locale dipende solo dai tavoli, più il margine è sensibile ai vuoti di sala.
Formula utile da tenere a mente: Margine netto = (Ricavi – Costi totali) / Ricavi × 100. Se i ricavi non superano con continuità il punto di pareggio, il titolare vede poco utile netto in tasca anche con un locale apparentemente pieno.
Esempio operativo: se una sala genera €81.070,51 di ricavi annui ma non controlla bene costi fissi, personale e consumi, il risultato finale può ridursi molto. Per questo il vero obiettivo non è solo vendere ore di gioco, ma alzare lo scontrino medio e mantenere il locale vicino al break-even per più giorni possibili.
Attenzione anche a tasse e contributi: se vengono sottostimati, il guadagno netto percepito dal titolare può risultare molto più basso del previsto. L’errore più comune è copiare i prezzi di altri locali senza simulare scenari diversi per zona, affluenza e mix di servizi.
Checklist pratica per capire se una location può rendere bene: traffico serale costante, vicinanza a università o locali, spazio sufficiente per tavoli e consumazioni, possibilità di ospitare gruppi ed eventi, prezzi coerenti con il target, e capacità di evitare tempi morti lunghi. Se questi elementi mancano, la sala rischia di restare sottoutilizzata anche con un buon arredo e più tavoli.
💡 Idea chiave: una sala biliardi guadagna davvero quando location, target e mix di servizi fanno salire il fatturato e tengono il netto in tasca sopra il punto di pareggio: senza questo equilibrio, anche un locale con più tavoli può restare poco redditizio.
Come aumentare i guadagni di una sala biliardi senza alzare solo i prezzi
Se vuoi capire quanto si guadagna davvero con una sala biliardi, il punto non è solo il listino: nella pratica contano occupazione dei tavoli, vendite accessorie e controllo dei costi. Con una gestione ordinata, il fatturato può crescere anche senza aumenti aggressivi dei prezzi, mentre il guadagno netto dipende da quanto riesci a tenere sotto controllo costi fissi, costi variabili e tempi morti. In uno scenario prudente, una sala ben avviata può lavorare con margini molto diversi a seconda della location e dell’utilizzo dei tavoli, quindi è utile ragionare per scenari e non per impressioni.
Aumenta l’occupazione nei momenti morti
Il primo leva per migliorare la redditività è riempire le fasce orarie meno richieste. Nella pratica, più ore vendute significano più ricavi a parità di struttura: se i tavoli restano fermi nelle ore morte, il break-even si allontana e il margine si assottiglia. Per questo funzionano formule semplici come sconti mirati in giorni e orari deboli, pacchetti prepagati e abbonamenti, che aiutano a stabilizzare il flusso di cassa e a migliorare il tasso di ritorno dei clienti.
Un esempio operativo: se una sala ha 8.000 euro di costi fissi mensili e riesce a generare un margine di contribuzione del 50%, servono circa 16.000 euro di vendite per coprire i costi. Da qui in poi ogni ora venduta in più incide davvero sull’utile netto.
Vendi più servizi ad alto margine
Per aumentare il guadagno netto non basta il gioco al tavolo: snack, bevande e formule evento possono alzare lo scontrino medio e migliorare il margine complessivo. Le vendite accessorie sono importanti perché spesso hanno una marginalità più alta rispetto al semplice utilizzo del tavolo, quindi aiutano a sostenere il margine anche quando il prezzo della partita resta competitivo.
Tra le leve più concrete ci sono tornei, serate a tema e pacchetti per gruppi, che aumentano la permanenza media e la probabilità di acquisto. In pratica, una sala che trasforma il cliente occasionale in cliente ricorrente riduce il rischio di stagionalità e rende più prevedibile il fatturato.
Controlla i costi prima che erodano l’utile
Molte sale sottovalutano il peso dei costi e finiscono per vedere un utile netto molto più basso del previsto. Le voci da monitorare con più attenzione sono manutenzione preventiva, acquisti più efficienti, turni del personale e revisione periodica dei listini. Ridurre gli sprechi e programmare gli interventi tecnici evita fermi macchina e spese improvvise, che possono peggiorare il guadagno netto anche quando il locale lavora bene.
La regola pratica è semplice: se i ricavi crescono ma i costi crescono più velocemente, il margine si riduce. Per questo conviene misurare con regolarità ore di utilizzo, incidenza delle vendite accessorie e costo del personale, così da capire dove si sta davvero creando valore.
Simula gli scenari prima di investire
Per una sala biliardi, la differenza tra un’attività redditizia e una che fatica spesso sta nella capacità di simulare numeri realistici prima di aprire o ampliare. Un software dedicato di business plan aiuta a testare scenari di ricavo, costi e utile, così da capire quanto si può davvero guadagnare in condizioni diverse. In questo senso, uno strumento come Software business plan Sala biliardi 2026 AI può essere utile per confrontare ipotesi prudente, media e buona senza andare a intuito.
Questo passaggio è decisivo anche per non ignorare tasse e contributi: il risultato operativo non coincide con il denaro che resta in tasca. Se non si simulano bene costi, imposte e contributi, il rischio è sovrastimare la redditività reale dell’attività.
Idea chiave: una sala biliardi migliora davvero i guadagni quando aumenta l’occupazione dei tavoli e le vendite accessorie, perché il netto in tasca dipende più dal controllo di costi fissi, costi variabili e break-even che dal semplice aumento dei prezzi; in pratica, anche pochi punti di margine in più possono cambiare molto il risultato finale.
Azioni rapide da applicare subito
- Riempire le ore morte con promozioni mirate e pacchetti prepagati.
- Creare abbonamenti o formule ricorrenti per aumentare il ritorno clienti.
- Organizzare tornei ed eventi per alzare affluenza e scontrino medio.
- Spingere bevande e snack ad alto margine, riducendo gli sprechi.
- Fare manutenzione preventiva per evitare fermi e costi imprevisti.
- Rivedere periodicamente listini, turni e acquisti per proteggere il margine.
💡 Idea chiave: Un esempio operativo: se una sala ha 8.000 euro di costi fissi mensili e riesce a generare un margine di contribuzione del 50%, servono circa 16.000 euro di vendite per coprire i costi.
Quanto si guadagna davvero con una sala biliardi: errori da evitare, costi e fisco
Quando si parla di quanto guadagna una sala biliardi, il punto non è solo il fatturato: molti margini si perdono per errori fiscali e gestionali evitabili. Nella pratica, un locale può anche lavorare bene, ma se non controlla costi fissi, costi variabili, stagionalità e carico fiscale, il guadagno netto finale resta molto più basso del previsto. Per questo, prima di guardare agli incassi, conviene ragionare su break-even, prezzi e struttura dei costi: è lì che si decide la vera redditività.
Gli errori che tagliano il margine
Il primo errore è sottostimare i costi iniziali: allestimento, attrezzature, manutenzioni e imprevisti vanno messi a budget fin dall’inizio. Il secondo è non calcolare bene il break-even, cioè il livello minimo di ricavi necessario per coprire i costi. Se questo punto di pareggio non è chiaro, si rischia di lavorare molto senza arrivare a un utile netto soddisfacente.
Altri errori tipici sono fissare prezzi troppo bassi, copiare il listino dei concorrenti senza verificare i propri costi e ignorare la stagionalità. In una sala biliardi, infatti, gli incassi possono cambiare molto tra fasce orarie, giorni feriali e weekend: non tracciare questi dati significa non sapere dove si crea davvero il margine. Anche la mancata previsione di un fondo per manutenzioni e imprevisti pesa sul risultato finale.
Come leggere il carico fiscale in modo pratico
Per capire davvero quanto si guadagna, bisogna considerare anche tasse e contributi. Il regime fiscale del titolare, le imposte dovute e i contributi previdenziali incidono direttamente sul netto in tasca. Se c’è personale, entrano in gioco anche gli obblighi legati alla gestione dei dipendenti e alla contabilità di base.
La regola pratica è semplice: il guadagno netto non coincide mai con gli incassi giornalieri. Va sempre letto come Margine netto = (Ricavi – Costi totali) / Ricavi × 100, tenendo dentro anche il peso fiscale. Per questo è fondamentale verificare le regole aggiornate con fonti istituzionali come Agenzia delle Entrate e INPS, così da inquadrare correttamente il carico fiscale e previdenziale.
Quanto pesa il break-even nella redditività
Il break-even è il vero spartiacque tra un’attività che lavora e una che produce utile. In pratica, se i costi fissi mensili sono alti, serve un volume di vendite più elevato per andare in pareggio. Ecco perché una sala biliardi con buona affluenza non è automaticamente redditizia: conta quanto resta dopo aver coperto affitto, personale, utenze, manutenzioni e imposte.
Un esempio operativo aiuta a capire il meccanismo: se i costi fissi mensili fossero 8.000 euro e il margine di contribuzione fosse del 50%, servirebbero 16.000 euro di vendite minime per coprirli. Da lì in poi si inizia a generare utile netto. Questo è il motivo per cui il controllo dei prezzi e degli orari più redditizi è decisivo per migliorare la redditività.
Come aumentare il guadagno netto nella pratica
Per migliorare i risultati, la priorità è monitorare gli incassi per fascia oraria e capire quando la sala rende di più. Poi conviene proteggere il margine con prezzi coerenti, un fondo manutenzioni e una simulazione realistica dei costi. Anche una piccola variazione di prezzo, se applicata alle ore più richieste, può incidere molto sul fatturato e sul margine.
In sintesi, una sala biliardi può generare buoni incassi, ma il vero risultato si vede solo dopo costi, tasse e contributi. Senza pianificazione, anche un locale pieno può lasciare poco utile netto.
💡 Idea chiave: nella sala biliardi il guadagno netto dipende più dal controllo di costi, break-even e fisco che dal solo incasso: senza pianificazione, anche con buoni ricavi il margine può restare basso.
Domande frequenti su Sala biliardi
Le FAQ qui sotto servono a chiarire i dubbi più frequenti su guadagni, costi e tasse di una sala biliardi, così da capire subito se l’attività può stare in piedi con numeri realistici.
Quanto guadagna in media al mese una sala biliardi?
Una sala biliardi ben avviata può generare un utile del titolare indicativamente tra 1.500 e 4.000 euro al mese, con punte più alte nelle location molto frequentate e con servizi aggiuntivi. Il risultato dipende soprattutto da quante ore restano occupati i tavoli, dal prezzo per partita o per ora e dalla capacità di vendere consumazioni. Se l’affluenza è bassa o i costi fissi sono pesanti, il guadagno può scendere sensibilmente anche sotto queste soglie.
Quanto fattura mediamente una sala biliardi all’anno?
Un fatturato annuo realistico per una sala biliardi di piccole o medie dimensioni può collocarsi, in modo molto indicativo, tra 80.000 e 250.000 euro. Le attività più solide arrivano a questi livelli combinando noleggio tavoli, bevande, snack, tornei e serate a tema, che aumentano lo scontrino medio. Per stimarlo bene conviene partire da numero di tavoli, ore vendute al giorno e spesa media per cliente, così da costruire una previsione prudente e non ottimistica.
Quanto resta davvero al titolare dopo tasse e contributi?
Dopo tasse, contributi e costi di gestione, al titolare può restare in tasca una quota che spesso oscilla tra il 20% e il 35% del fatturato, se l’attività è ben organizzata. In pratica, su 150.000 euro di ricavi annui, il reddito netto personale può finire spesso nell’area dei 25.000-50.000 euro, ma solo con margini controllati e buona continuità di clientela. Il modo corretto per valutarlo è simulare almeno tre scenari: prudente, realistico e ottimistico, perché l’affluenza serale e nei weekend cambia molto il risultato finale.
Quali sono i costi più pesanti di una sala biliardi?
Le voci che pesano di più sono affitto o mutuo del locale, personale, utenze, acquisto e manutenzione dei tavoli, assicurazioni e licenze, oltre al costo delle merci se si somministrano bevande e snack. In molte attività il personale e il canone di locazione assorbono da soli una parte molto rilevante dei ricavi, quindi la scelta della location è decisiva. Anche energia, climatizzazione e manutenzione incidono più di quanto si pensi, soprattutto se il locale resta aperto molte ore.
Quanto costa aprire una sala biliardi?
Per aprire una sala biliardi servono spesso investimenti iniziali indicativamente tra 40.000 e 150.000 euro, con importi più alti se il locale è grande o va ristrutturato da zero. La spesa dipende da numero e qualità dei tavoli, impianti, arredi, insegna, pratiche amministrative e primo stock di bevande o snack. Per capire se l’investimento è sostenibile, conviene confrontare il capitale iniziale con il tempo di rientro atteso: in molti casi un obiettivo sano è rientrare in 24-48 mesi.
Come si capisce se una sala biliardi è davvero conveniente?
La convenienza si misura confrontando ricavi attesi, costi fissi e margine per tavolo, non solo guardando quanta gente entra nel locale. Una sala biliardi funziona bene quando riesce a mantenere alta l’occupazione nelle fasce serali e nel fine settimana, con consumazioni che aumentano il valore medio di ogni cliente. Il guadagno netto va sempre simulato su più scenari, idealmente con un piano economico dettagliato, perché anche piccoli cambiamenti di affluenza o prezzi possono spostare molto il risultato finale.
Fonti analizzate
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Dott. Stefano Ventura
Esperto in budget, business plan e consulenza aziendale. Dottore Commercialista dal 1997, ora si dedica a tempo pieno alla sua creatura Softwarebusinessplan.it e allo sci!
