Articolo scritto il 12/01/2026
Per aprire un’attività di Property Manager nel 2025 in Italia è necessario avviare una Partita IVA con il nuovo codice ATECO 55.20.40, rispettare i requisiti previsti dal regime fiscale scelto (come il forfettario) e seguire l’iter burocratico che può variare in base alla zona e alle dimensioni dell’attività. I costi e le procedure di avvio possono differire sensibilmente a seconda del posizionamento, dell’esperienza personale e delle normative locali: è quindi fondamentale informarsi con attenzione prima di iniziare.
In questa guida aggiornata scoprirai tutti i passaggi fondamentali per diventare Property Manager: dai requisiti personali e professionali alle procedure per la SCIA e l’iscrizione alla Camera di Commercio, fino agli aspetti fiscali, ai costi di apertura, alle licenze e alle possibili forme di finanziamento. Troverai anche consigli pratici per muoverti tra le differenze regionali e le novità normative del 2025, così da pianificare con consapevolezza ogni dettaglio della tua nuova attività.
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Requisiti, iter burocratico e costi per aprire un’attività di property manager in italia nel 2025
Aprire un’attività di Property manager in Italia nel 2025 significa entrare in un settore in crescita, ma che richiede attenzione a requisiti, adempimenti burocratici e costi iniziali. Comprendere questi aspetti è fondamentale per rispondere alla domanda “come aprire un/una Property manager nel 2025 in Italia” e per evitare errori che possono rallentare o compromettere l’avvio dell’attività. In questo capitolo analizziamo i requisiti personali e professionali, l’iter burocratico aggiornato con le ultime novità sui codici ATECO, e i costi di apertura da considerare, con attenzione alle possibili variabili regionali e comunali.
Requisiti personali e competenze richieste per iniziare
Per diventare Property manager non sono richiesti titoli di studio specifici né un patentino obbligatorio. L’unico requisito formale è aver compiuto 18 anni. Tuttavia, per operare con successo è fondamentale possedere competenze in gestione immobiliare, diritto, marketing e fiscalità. È fortemente consigliato seguire corsi di formazione su gestione degli affitti brevi, contrattualistica e strumenti digitali, offerti da enti riconosciuti o piattaforme specializzate. L’esperienza pregressa nel settore immobiliare, nella gestione turistica o nell’amministrazione di condominio rappresenta un valore aggiunto, soprattutto per chi intende gestire immobili di terzi.
Le competenze richieste possono variare in base alla zona (ad esempio, città turistica, provincia, località balneare) e alla tipologia di servizio offerto (affitti brevi, gestione a lungo termine, servizi accessori). È consigliabile valutare anche corsi su customer care e gestione delle emergenze, per offrire un servizio completo e competitivo.
Iter burocratico: codice ateco, partita iva e SCIA
Dal 2025 è stato introdotto un codice ATECO specifico per i Property manager: il 55.20.40. Questo codice identifica in modo univoco l’attività e deve essere utilizzato in fase di apertura della Partita IVA. È importante ricordare che dal 1° aprile 2025 non sono più validi i vecchi codici ATECO precedentemente utilizzati per questa professione: chi apre l’attività deve quindi fare riferimento esclusivamente al nuovo codice.
L’iter burocratico prevede i seguenti passi:
- Scelta della forma giuridica (ditta individuale, società, ecc.)
- Apertura della Partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate, indicando il codice ATECO 55.20.40
- Iscrizione al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio
- Presentazione della SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) al Comune di riferimento
- Eventuale iscrizione all’INPS e all’INAIL, in base alla forma giuridica scelta
Le tempistiche possono variare a seconda del Comune e della Regione: in alcune zone la SCIA viene processata in pochi giorni, in altre possono essere richiesti ulteriori documenti o autorizzazioni specifiche.
Costi di apertura e variabili locali
I costi di apertura di un’attività di Property manager dipendono da diversi fattori: scelta della forma giuridica, consulenza fiscale, eventuale affitto di un ufficio, acquisto di software gestionali e formazione. L’investimento iniziale può essere così schematizzato:
- Investimento iniziale = costi burocratici + attrezzature + affitto + formazione + fondo di riserva
Ad esempio, un aspirante Property manager che sceglie la ditta individuale dovrà sostenere i costi per l’apertura della Partita IVA, la consulenza di un commercialista, l’acquisto di un software gestionale e la partecipazione a corsi di formazione. Se si decide di operare da remoto, si può risparmiare sull’affitto di un ufficio, ma in alcune città turistiche avere una sede fisica può essere un vantaggio competitivo.
Attenzione: alcune Regioni o Comuni possono richiedere requisiti aggiuntivi o prevedere costi amministrativi diversi. È sempre consigliato consultare gli uffici comunali per verificare eventuali normative locali e prevedere un margine di spesa per costi imprevisti.
Fattori critici e avvertimenti
Prima di avviare l’attività, è essenziale:
- Verificare la corretta applicazione del codice ATECO 55.20.40
- Preparare tutta la documentazione necessaria per la SCIA
- Considerare le tempistiche burocratiche che possono variare da Comune a Comune
- Monitorare eventuali aggiornamenti normativi regionali o comunali
Una pianificazione accurata dei costi di apertura e una verifica puntuale dei requisiti locali sono fondamentali per evitare rallentamenti e sanzioni.
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Iter burocratico, requisiti e costi per aprire un’attività di property manager in italia nel 2025
Per chi si chiede come aprire un’attività di Property Manager nel 2025 in Italia, è fondamentale conoscere nel dettaglio i requisiti, l’iter burocratico e i costi necessari per avviare questa professione. Il percorso di apertura richiede attenzione sia agli adempimenti amministrativi che alle normative locali, oltre a una valutazione accurata delle spese iniziali. In questo capitolo analizziamo i passaggi chiave, le scelte da compiere e le variabili che possono incidere su tempi e costi, con particolare attenzione alle novità introdotte per il settore.
Scelta del codice ateco e apertura della partita iva
Il primo passo per avviare la propria attività di Property Manager è l’apertura della Partita IVA. Nel 2025, il settore è stato riconosciuto con un codice ATECO specifico, che permette di identificare in modo preciso la categoria professionale. A seconda dei servizi che si intende offrire, è possibile scegliere tra:
- Codice ATECO 68.32.01: gestione di beni immobili per conto terzi, ideale per chi si occupa prevalentemente di amministrazione e gestione immobiliare.
- Nuovo codice ATECO 55.40: dedicato all’intermediazione di alloggi turistici, pensato per chi gestisce affitti brevi e locazioni turistiche.
La scelta del codice ATECO è fondamentale perché determina non solo il tipo di attività, ma anche il regime fiscale applicabile e gli adempimenti successivi. È consigliabile affidarsi a un commercialista esperto per valutare il regime fiscale più adatto (forfettario o ordinario) e per la corretta apertura della Partita IVA.
Iscrizione al registro delle imprese e adempimenti presso la camera di commercio
Dopo aver aperto la Partita IVA, il passo successivo è l’iscrizione al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio competente. Questa procedura avviene tramite la Comunicazione Unica, che consente di:
- Iscriversi automaticamente all’INPS (Gestione Commercianti o Artigiani, a seconda della struttura dell’attività).
- Effettuare, se necessario, l’iscrizione all’INAIL per la copertura assicurativa contro gli infortuni sul lavoro.
La Comunicazione Unica semplifica l’iter burocratico, ma è importante verificare eventuali richieste aggiuntive da parte della Camera di Commercio locale, che può prevedere documentazione specifica o ulteriori adempimenti.
Presentazione della SCIA e adempimenti comunali
Per poter iniziare l’attività, è obbligatorio presentare la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) al Comune dove si intende operare. La SCIA va inoltrata tramite lo sportello SUAP (Sportello Unico per le Attività Produttive) e consente di avviare l’attività immediatamente, salvo controlli successivi da parte degli enti preposti.
In alcune regioni o città, possono essere richiesti ulteriori adempimenti, come la comunicazione alla Questura per la gestione di ospiti stranieri o la presentazione di documenti aggiuntivi relativi alla sicurezza e all’igiene. È quindi essenziale informarsi sulle normative locali prima di procedere, per evitare ritardi o sanzioni.
Costi di apertura e variabili da considerare
I costi di apertura di un’attività di Property Manager possono variare sensibilmente in base a diversi fattori:
- Costi burocratici: comprendono le spese per l’apertura della Partita IVA, l’iscrizione al Registro delle Imprese e la presentazione della SCIA. Questi costi possono essere più elevati in alcune città o regioni.
- Compensi professionali: è consigliato rivolgersi a un commercialista per la gestione delle pratiche e la consulenza fiscale, con un costo che dipende dalla complessità dell’attività.
- Eventuali licenze o autorizzazioni aggiuntive: richieste da alcune amministrazioni locali, soprattutto per la gestione di affitti brevi o alloggi turistici.
Ad esempio, l’investimento iniziale può essere così schematizzato: investimento iniziale = costi burocratici + consulenza professionale + eventuali licenze + fondo di riserva. In una grande città, i costi possono aumentare per via di maggiori richieste amministrative o per la necessità di una sede fisica, mentre in piccoli centri l’iter può essere più snello e meno oneroso.
Infine, è importante monitorare costantemente eventuali aggiornamenti normativi a livello locale e nazionale, poiché le regole per il settore del property management sono in continua evoluzione e possono incidere su tempi, costi e modalità di apertura.



Requisiti, iter burocratico e costi di apertura per diventare property manager in italia nel 2025
Per chi si chiede come aprire un’attività di Property Manager in Italia nel 2025, è fondamentale conoscere nel dettaglio i requisiti richiesti, l’iter burocratico da seguire e i costi di apertura da mettere in conto. Questi aspetti sono determinanti per pianificare correttamente l’avvio dell’attività, evitare errori che possono rallentare il processo e stimare l’investimento necessario in base al modello operativo scelto. Di seguito analizziamo i passaggi chiave, le spese principali e le variabili che incidono su tempi e costi, con particolare attenzione alle differenze tra apertura in proprio e in franchising.
Requisiti e documentazione necessaria per iniziare
Il primo passo per avviare un’attività di Property Manager è aprire la Partita IVA, scegliendo il codice ATECO più adatto (ad esempio, il 68.32.01 per la gestione di immobili per conto terzi). È importante valutare il regime fiscale più conveniente, come il regime forfettario se si rispettano i requisiti di fatturato e le altre condizioni previste dalla normativa vigente.
Oltre alla Partita IVA, è obbligatorio iscriversi alla Camera di Commercio della provincia di riferimento, con un costo indicativo tra 100 e 200 euro. Per avviare legalmente l’attività, occorre inoltre presentare la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) presso il Comune dove si intende operare, con costi che possono variare tra 50 e 150 euro a seconda del territorio.
Tra i requisiti fondamentali rientrano anche la stipula di una polizza di assicurazione RC professionale e, se necessario, la partecipazione a corsi di formazione specifici per acquisire competenze aggiornate sulla gestione immobiliare e sulle normative di settore.
Iter burocratico: passi da seguire e tempistiche
L’iter burocratico per aprire un’attività di Property Manager prevede alcuni passaggi obbligatori:
- Apertura della Partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate, scegliendo il codice ATECO corretto.
- Iscrizione alla Camera di Commercio e ottenimento del numero REA.
- Presentazione della SCIA al Comune, che consente di iniziare l’attività immediatamente, salvo controlli successivi.
- Eventuale iscrizione a enti previdenziali (INPS gestione commercianti o separata, a seconda dei casi).
- Stipula dell’assicurazione RC professionale.
Le tempistiche per completare questi adempimenti possono variare in base all’efficienza degli uffici locali, ma in genere l’iter può essere concluso in poche settimane se la documentazione è completa e corretta. Attenzione: errori nella scelta del codice ATECO o nella compilazione della SCIA possono causare ritardi anche di diverse settimane.
Costi di apertura: voci principali e variabili
L’investimento iniziale per aprire un’attività di Property Manager in proprio parte da circa 2.500-5.000 euro. Questa cifra comprende:
- Costi burocratici: apertura Partita IVA, iscrizione Camera di Commercio (100-200 euro), SCIA (50-150 euro).
- Consulenze professionali (commercialista, consulente fiscale).
- Assicurazione RC professionale.
- Formazione (eventuali corsi di aggiornamento).
Se si prevede di affittare o allestire un ufficio, bisogna aggiungere il canone di locazione (da 300 euro/mese in provincia a oltre 800 euro/mese in città), oltre a arredi e attrezzature informatiche (1.000-2.000 euro). Ulteriori spese possono derivare dall’acquisto di software gestionali, dalla realizzazione di un sito web e dalle attività di marketing e promozione.
Per chi sceglie il franchising, occorre valutare eventuali fee di ingresso e royalty periodiche, che possono incidere significativamente sull’investimento iniziale e sui costi ricorrenti.
Un esempio pratico: investimento iniziale = costi burocratici + attrezzature + affitto + fondo di riserva. Se si parte da casa e si gestiscono pochi immobili, i costi possono essere contenuti; se invece si punta a una struttura più ampia e visibile, l’investimento cresce sensibilmente.
Variabili regionali e comunali: cosa considerare
I costi e le procedure possono variare sensibilmente in base alla regione e al comune di apertura. In alcune città, ad esempio, il canone di locazione per un ufficio può essere molto più elevato rispetto alle province, e anche le tasse comunali o i costi per la SCIA possono differire. È quindi consigliabile verificare sempre presso il Comune di riferimento eventuali normative locali specifiche, tempistiche e costi aggiornati, per evitare sorprese e pianificare correttamente il budget.
In sintesi, una corretta pianificazione dei requisiti, dell’iter burocratico e dei costi è essenziale per avviare con successo un’attività di Property Manager nel 2025, tenendo conto delle variabili locali e delle proprie ambizioni imprenditoriali.



Requisiti, iter burocratico e costi per aprire un’attività di property manager nel 2025
Per chi si chiede come aprire un’attività di Property manager nel 2025 in Italia, è fondamentale conoscere i requisiti, le autorizzazioni e i passaggi burocratici necessari per essere in regola. Sebbene non sia richiesto un patentino specifico, il rispetto delle normative locali e nazionali è imprescindibile, così come la scelta della corretta forma giuridica e del codice ATECO aggiornato. In questo capitolo analizziamo in dettaglio quali sono i requisiti obbligatori, l’iter amministrativo da seguire e i principali costi da sostenere per avviare legalmente questa attività.
Requisiti e autorizzazioni obbligatorie per il property manager
Il primo passo per aprire un’attività di Property manager è verificare i requisiti richiesti dalla normativa vigente. Non è necessario possedere un patentino o una licenza professionale specifica, ma è obbligatorio:
- Presentare la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) al Comune dove si intende operare. Questo adempimento è indispensabile per poter iniziare legalmente l’attività.
- Aprire la Partita IVA scegliendo il codice ATECO corretto. Dal 2025, alcuni codici ATECO precedentemente utilizzati non sono più validi, quindi è essenziale consultare le tabelle aggiornate e rivolgersi a un commercialista esperto nel settore.
- In caso di gestione di affitti brevi o turistici, rispettare le normative locali su turismo e sicurezza, tra cui la comunicazione degli ospiti alla Questura tramite il portale Alloggiati Web.
Alcuni Comuni, soprattutto nelle località turistiche, possono richiedere permessi aggiuntivi o iscrizioni a registri specifici. È quindi fondamentale informarsi presso il proprio Comune e Regione sulle eventuali disposizioni integrative.
Iter burocratico: passi fondamentali e tempistiche
L’iter burocratico per aprire un’attività di Property manager prevede alcuni passaggi chiave:
- Scelta della forma giuridica: ditta individuale, società di persone o di capitali, a seconda delle proprie esigenze e del volume di attività previsto.
- Richiesta della Partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate, selezionando il codice ATECO più adatto alle attività di gestione immobiliare e locazione turistica.
- Presentazione della SCIA al Comune: la SCIA va presentata allo sportello SUAP (Sportello Unico Attività Produttive) del Comune di riferimento. In genere, l’attività può iniziare subito dopo la presentazione, ma è importante conservare la ricevuta e rispettare eventuali controlli successivi.
- Registrazione presso INPS e INAIL, se si prevedono collaboratori o dipendenti.
- Per la gestione di affitti brevi, registrazione al portale Alloggiati Web della Polizia di Stato per la comunicazione degli ospiti.
Le tempistiche possono variare in base al Comune e alla complessità dell’attività: la sola apertura della Partita IVA e la presentazione della SCIA possono richiedere da pochi giorni a un paio di settimane, ma eventuali permessi aggiuntivi o iscrizioni locali possono allungare i tempi.
Costi di apertura e variabili da considerare
I costi di apertura per un’attività di Property manager dipendono da diversi fattori:
- Spese burocratiche: costi per la presentazione della SCIA, apertura della Partita IVA e consulenza di un commercialista.
- Polizza assicurativa RC professionale: fortemente consigliata per tutelarsi da eventuali danni a terzi.
- Eventuali permessi o iscrizioni aggiuntive richieste dal Comune o dalla Regione.
- Costi per la gestione di servizi accessori (pulizie, manutenzione), che possono richiedere ulteriori autorizzazioni o collaborazioni con fornitori abilitati.
Ad esempio, l’investimento iniziale può essere così schematizzato: investimento iniziale = costi burocratici + assicurazione + eventuali permessi locali + servizi accessori + fondo di riserva. In una grande città turistica, i costi per permessi e assicurazioni possono essere superiori rispetto a un piccolo Comune, e la presenza di normative locali più stringenti può incidere sulle tempistiche e sulle spese complessive.
Attenzione alle normative locali e ai costi nascosti
Prima di avviare l’attività, è fondamentale consultare sempre le disposizioni regionali e comunali aggiornate. Alcuni Comuni possono introdurre regolamenti specifici per la gestione degli affitti brevi, richiedere iscrizioni a elenchi particolari o prevedere limiti numerici alle unità gestite. Inoltre, i costi nascosti possono derivare da adempimenti aggiuntivi, come la formazione obbligatoria per collaboratori o la necessità di adeguare gli immobili alle norme di sicurezza locali.
In sintesi, una pianificazione accurata dei requisiti, dei costi e delle tempistiche è essenziale per aprire e gestire con successo un’attività di Property manager nel 2025, evitando sanzioni e imprevisti.



Finanziamenti, business plan e incentivi per aprire un’attività di property manager nel 2025
Quando si valuta come aprire un’attività di Property manager nel 2025 in Italia, la questione dei finanziamenti e della pianificazione economica è centrale. L’accesso a contributi a fondo perduto, bandi regionali e incentivi per l’autoimprenditorialità può fare la differenza tra un avvio agevole e difficoltà finanziarie. In parallelo, la redazione di un business plan dettagliato non è solo uno strumento di gestione interna, ma spesso rappresenta un requisito formale per accedere a molte agevolazioni pubbliche e private. In questo capitolo analizziamo le principali opportunità di finanziamento, l’importanza del business plan e le strategie per aumentare le possibilità di successo nella fase di avvio.
Le principali forme di finanziamento disponibili
Per sostenere l’avvio di un’attività di Property manager, nel 2025 sono disponibili diverse opzioni di finanziamento:
- Contributi a fondo perduto: erogati da enti pubblici o privati, non richiedono restituzione e sono spesso destinati a giovani, donne o startup innovative.
- Bandi regionali: ogni Regione può pubblicare bandi specifici per l’imprenditoria locale, con requisiti e tempistiche variabili. È fondamentale monitorare i portali istituzionali e la Camera di Commercio locale per restare aggiornati.
- Incentivi per l’autoimprenditorialità: programmi nazionali come quelli promossi da Invitalia offrono finanziamenti agevolati e servizi di accompagnamento, spesso rivolti a chi avvia una nuova attività.
- Microcredito: soluzione adatta per chi necessita di importi contenuti e non dispone di garanzie tradizionali. Il microcredito può coprire spese di avvio, acquisto di attrezzature o capitale circolante.
La scelta della formula più adatta dipende dal profilo del richiedente, dall’entità dell’investimento e dalla tipologia di attività (ad esempio, se si opera come singolo professionista o come società).
L’importanza del business plan per accedere ai finanziamenti
Un business plan dettagliato è spesso richiesto per partecipare a bandi, ottenere finanziamenti o accedere a incentivi pubblici. Questo documento deve includere:
- Analisi di mercato: valutazione della domanda di servizi di property management nella zona di interesse.
- Stima dei costi di avvio e gestione: ad esempio, costi burocratici, acquisto di software gestionale, spese di marketing, eventuale affitto di un ufficio.
- Proiezioni di fatturato: stime prudenti dei ricavi attesi nei primi anni di attività.
- Strategie di crescita e acquisizione clienti: piano operativo per ampliare il portafoglio immobili e la rete di contatti.
Un business plan ben strutturato non solo aumenta le possibilità di ottenere finanziamenti, ma aiuta anche a valutare la sostenibilità dell’investimento e a prevenire errori di pianificazione.
Costi iniziali e variabili da considerare
Il costo di apertura di un’attività di Property manager può variare sensibilmente in base a diversi fattori:
- Location: operare in grandi città o in aree turistiche può comportare costi più elevati per affitto e promozione, ma anche maggiori opportunità di business.
- Dimensione dell’attività: un singolo professionista avrà costi inferiori rispetto a una società strutturata con personale e ufficio fisico.
- Scelta del regime fiscale: il regime forfettario può offrire vantaggi fiscali ai nuovi professionisti, riducendo il carico contributivo nei primi anni.
Ad esempio, l’investimento iniziale può essere schematizzato come: investimento iniziale = costi burocratici + software gestionale + affitto ufficio (se previsto) + marketing + fondo di riserva. È importante prevedere anche costi nascosti come consulenze, formazione e assicurazioni professionali.
Strategie per aumentare le possibilità di successo
Per massimizzare le opportunità di crescita, valuta la possibilità di partnership con agenzie immobiliari o operatori turistici locali. Questo consente di ampliare la rete di contatti e acquisire nuovi clienti più rapidamente. Inoltre, informarsi regolarmente presso la Camera di Commercio e sui portali istituzionali permette di cogliere tempestivamente nuove opportunità di finanziamento e aggiornarsi sulle normative regionali o comunali che possono incidere su requisiti e tempistiche di apertura.
In sintesi, una pianificazione finanziaria accurata e la capacità di intercettare le giuste agevolazioni sono elementi chiave per avviare con successo un’attività di Property manager nel 2025.



Domande frequenti su Property manager nel 2025
Quali sono i principali requisiti per diventare Property Manager nel 2025?
Non sono richiesti titoli di studio o patentini obbligatori, ma è fondamentale possedere competenze in gestione immobiliare, normativa sugli affitti brevi e capacità organizzative. La formazione specifica è fortemente consigliata.
Qual è il codice ATECO corretto per aprire un Property Manager?
Nel 2025 si possono utilizzare il codice ATECO 68.32.01 per la gestione di beni immobili per conto terzi o il nuovo 55.40 per l’intermediazione di alloggi turistici, a seconda dei servizi offerti.
Quanto costa avviare un’attività di Property Manager?
I costi di avvio partono da circa 2.500-5.000 euro, includendo pratiche burocratiche, formazione, assicurazione e attrezzature. Le cifre variano in base a dimensione, zona e servizi aggiuntivi.
Serve un locale fisico per iniziare?
Non è obbligatorio, ma avere un ufficio può aumentare la credibilità e facilitare la gestione operativa, soprattutto se si gestiscono molti immobili o si lavora in città turistiche.
Come può aiutare un business plan nella fase di apertura?
Un business plan dettagliato permette di stimare con precisione i costi, valutare la domanda locale, pianificare le strategie di acquisizione clienti e presentare la propria idea a banche o investitori.
Ci sono differenze normative tra regioni e comuni?
Sì, alcune regioni e comuni richiedono adempimenti aggiuntivi, come comunicazioni specifiche o permessi extra, soprattutto per la gestione di affitti brevi. È importante informarsi presso gli enti locali.
Fonti analizzate
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Dott. Stefano Ventura
Esperto in budget, business plan e consulenza aziendale. Dottore Commercialista dal 1997, ora si dedica a tempo pieno alla sua creatura Softwarebusinessplan.it e allo sci!

