Articolo scritto il 24/04/2026
Nel 2026 la redditività di un Internet point in Italia può essere ancora interessante, ma solo se l’attività non si limita alla semplice connessione e si struttura come un servizio ibrido: stampa, assistenza digitale, gaming, coworking e altri servizi a valore aggiunto. I valori, però, sono solo indicativi e cambiano molto in base a zona, dimensione del locale, bacino d’utenza e mix di servizi offerti.
In questo articolo vedrai quali fattori incidono davvero su margine lordo, utile netto e ROI, come stimare il break-even e quali costi e ricavi considerare in un business plan. Per semplificare l’analisi e la pianificazione finanziaria puoi usare anche Software business plan Internet point AI, utile per valutare scenari, investimenti e strategie di ottimizzazione senza perdere di vista gli errori più comuni da evitare.
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Margini, break-even e roi: come leggere la redditività di un internet point
La redditività di un Internet point non si valuta guardando solo quanto entra in cassa, ma soprattutto osservando come si trasformano i ricavi in utile netto. In un’attività ben gestita, il margine lordo può arrivare al 60-70%, ma questo dato va sempre letto insieme a affitto, personale, energia, connettività e ammortamenti, che incidono sul margine netto. Per questo, capire la struttura economica dell’attività è il primo passo per stimare il ROI e verificare se il progetto può davvero reggere nel tempo.
Ricavi, costi diretti e costi fissi: la base dell’analisi
Per valutare correttamente la redditività, bisogna distinguere tra fatturato, costi diretti e costi fissi. I ricavi sono l’insieme degli incassi generati dai servizi offerti; i costi diretti sono quelli legati all’erogazione del servizio, mentre i costi fissi restano presenti anche se il volume di clienti cambia. Questa distinzione è fondamentale perché un Internet point può avere un buon volume di vendite e, allo stesso tempo, un risultato economico debole se i costi strutturali sono troppo alti.
In termini pratici, il margine lordo aiuta a capire quanto resta dopo i costi direttamente collegati al servizio, mentre il margine netto mostra ciò che rimane dopo aver coperto tutte le spese. La formula di lettura è semplice: Margine netto = (Ricavi – Costi totali) / Ricavi × 100. È proprio qui che emergono le differenze tra un’attività apparentemente “piena” e una davvero redditizia.
Break-even: il punto in cui l’attività inizia a generare valore
Il break-even è il punto di pareggio, cioè il livello di ricavi necessario per coprire tutti i costi. Un business plan dettagliato è essenziale per stimarlo in modo realistico e per evitare errori che potrebbero compromettere la sostenibilità dell’investimento. Nel caso di un Internet point, il break-even dipende soprattutto da affitto, personale, energia, connettività e ammortamenti: se questi elementi sono sottovalutati, il punto di pareggio viene calcolato troppo in basso e la redditività reale risulta peggiore delle attese.
Un esempio prudente aiuta a leggere il meccanismo: se un Internet point genera ricavi mensili interessanti ma ha costi fissi elevati, il margine netto può ridursi rapidamente. Al contrario, una struttura con costi contenuti e buona saturazione delle postazioni può avvicinarsi più facilmente al break-even e superarlo con continuità.
ROI E saturazione: perché il modello di business cambia tutto
Il ROI dipende sia dall’investimento iniziale sia dalla capacità di utilizzare in modo efficiente le postazioni. Un punto tradizionale, con servizi più essenziali, può avere una struttura più semplice ma anche una capacità di generare ricavi meno diversificata. Un centro servizi più evoluto, invece, può sostenere un investimento iniziale maggiore, ma ha anche più opportunità di aumentare il fatturato e migliorare la redditività se riesce a mantenere alta la saturazione.
In pratica, la differenza non sta solo nel numero di postazioni, ma nel loro tasso di occupazione e nella qualità dell’organizzazione. Se le postazioni restano spesso inutilizzate, il ROI si allunga; se invece il flusso clienti è costante, il capitale investito rientra più velocemente. Per questo, nella valutazione economica di un Internet point, la saturazione è una variabile decisiva quanto i costi.
Mini-checklist per leggere la redditività
- Ricavi medi mensili: verificare se il volume di incassi è sufficiente a coprire i costi e sostenere l’attività.
- Tasso di occupazione: misurare quanto vengono utilizzate le postazioni nel tempo.
- Costo per ora/postazione: capire quanto pesa ogni unità di servizio sui risultati complessivi.
- Payback period: stimare in quanto tempo l’investimento iniziale può rientrare.
In sintesi, la redditività di un Internet point si legge incrociando margine lordo, margine netto, break-even e ROI. I margini lordi possono essere interessanti nei modelli ben gestiti, ma la vera prova di solidità arriva quando si considerano tutti i costi e si misura la capacità dell’attività di trasformare il fatturato in utile netto.
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Fatturato, costi e utile netto di un internet point
La redditività di un Internet point si legge soprattutto nella relazione tra fatturato, struttura dei costi e utile netto. In questa attività non basta guardare agli incassi complessivi: conta capire quanto resta davvero dopo affitto, utenze, personale, consumabili e altre spese operative. I dati disponibili indicano che, per le strutture ben gestite, il margine lordo può arrivare fino al 60-70%, ma il risultato finale dipende molto dalla localizzazione, dal mix di servizi e dalla capacità di controllare i costi.
Le principali fonti di ricavo
Un Internet point non vive solo di navigazione a tempo. Le entrate possono arrivare da più canali, e questa diversificazione è uno dei fattori che incidono di più sulla redditività. Le principali fonti di ricavo includono:
- postazioni internet e utilizzo delle macchine;
- stampa e scansione;
- assistenza digitale per pratiche online;
- gaming;
- coworking;
- servizi per pratiche online;
- vendita di accessori.
Più il modello è capace di combinare servizi a basso costo unitario con servizi a valore aggiunto, più aumenta la probabilità di migliorare il margine netto. In pratica, il fatturato cresce non solo con il numero di clienti, ma anche con la capacità di far acquistare servizi complementari nello stesso punto vendita.
Costi fissi e costi variabili da tenere sotto controllo
Per valutare correttamente la redditività bisogna separare i costi fissi dai costi variabili. I costi fissi sono quelli che tendono a restare presenti anche se il volume di attività cambia: affitto, utenze, software, manutenzione e personale. I costi variabili, invece, crescono con l’operatività: consumabili, commissioni e marketing locale.
Questa distinzione è fondamentale perché un errore di stima sui costi può falsare il break-even, cioè il punto in cui ricavi e costi totali si equivalgono. Se i costi fissi sono troppo alti rispetto al traffico previsto, l’attività fatica a generare utile netto anche con un buon flusso di clienti. Al contrario, una gestione attenta dei costi variabili aiuta a proteggere il margine lordo e a rendere più stabile il risultato economico.
Come leggere il punto di pareggio e il ROI
Il break-even è uno degli indicatori più utili per capire se l’Internet point è sostenibile. In termini semplici, si può leggere così: Break-even = costi fissi / margine di contribuzione. Se il margine di contribuzione è basso, serve un volume di vendite più alto per coprire le spese. Per questo il pricing e il mix di servizi sono decisivi nella valutazione della redditività.
Anche il ROI va osservato con attenzione, perché misura il ritorno rispetto all’investimento iniziale. Un’attività può avere incassi discreti ma un ROI debole se richiede troppi costi iniziali o se i margini restano compressi. In un Internet point, la sostenibilità economica dipende quindi dalla capacità di raggiungere un equilibrio tra investimento, volumi e controllo dei costi.
Esempio di conto economico sintetico per tre scenari
Per dare un ordine di grandezza, i dati disponibili indicano che un Internet point tradizionale con fatturato annuo di 20.000 euro può generare un utile netto tra 2.000 e 3.500 euro all’anno. Questo dato è utile come riferimento prudente, ma i valori reali cambiano in base alla localizzazione e alla struttura dei servizi.
- Attività piccola: ricavi contenuti, costi fissi relativamente pesanti e margini più fragili; il risultato netto può essere molto sensibile a variazioni di affitto e utenze.
- Attività media: maggiore diversificazione dei ricavi, migliore assorbimento dei costi fissi e possibilità di migliorare il margine netto.
- Attività più strutturata: più servizi, più volumi e maggiore capacità di sfruttare economie operative; qui il controllo dei costi e il monitoraggio del ROI diventano centrali.
In tutti i casi, una formula utile per leggere il risultato è: Margine netto = (Ricavi – Costi totali) / Ricavi × 100. Questo aiuta a capire se l’aumento del fatturato sta davvero migliorando la redditività oppure se sta solo facendo crescere anche i costi.
Per analizzare bene questi numeri conviene usare tabelle semplici e aggiornare spesso le ipotesi economiche, così da simulare scenari diversi e monitorare i margini nel tempo. Un software dedicato può aiutare a confrontare i casi, leggere il break-even e stimare con più precisione l’andamento dell’utile netto annuale dopo imposte e oneri.



Fattori che determinano la redditività di un internet point
La redditività di un Internet point non dipende solo dal numero di postazioni o dal volume di clienti, ma soprattutto da come si combinano posizione, domanda locale, concorrenza e capacità di gestire i costi. In questa attività, il fatturato può crescere rapidamente in aree ad alto passaggio, ma il margine netto resta fragile se i costi fissi e i costi operativi non sono sotto controllo. Per questo, valutare bene la location e l’efficienza interna è essenziale per capire se l’attività può superare il break-even e generare utile netto.
Posizione, traffico e domanda locale
La localizzazione è uno dei fattori più importanti per la redditività. Un Internet point vicino a scuole, uffici, università o aree turistiche intercetta flussi diversi di clientela e può beneficiare di una domanda più costante. Il traffico pedonale conta molto, ma va letto insieme al tipo di quartiere: in città la domanda tende a essere più intensa e distribuita su fasce orarie diverse, mentre in provincia può essere più concentrata e meno prevedibile. Anche la vicinanza a zone con bassa alfabetizzazione digitale può aumentare il potenziale di utilizzo dei servizi.
La concorrenza locale incide direttamente sul margine lordo: se nella stessa area sono presenti altri punti con offerte simili, il prezzo tende a comprimersi e il recupero dei costi diventa più lento. In questi casi, la qualità dell’offerta e la comodità della posizione diventano elementi decisivi per sostenere il ROI.
Clientela target e stagionalità
La redditività migliora quando l’offerta è coerente con il pubblico servito. Studenti, lavoratori, turisti, gamer e utenti con minore familiarità digitale hanno esigenze diverse e generano ricavi in modi differenti. Ad esempio, gli studenti possono creare domanda ricorrente in orari pomeridiani, mentre i turisti possono concentrarsi in periodi specifici dell’anno. I lavoratori, invece, possono contribuire soprattutto nelle fasce mattutine o durante la pausa pranzo.
La stagionalità e le fasce orarie influenzano sia il fatturato sia la capacità di coprire i costi fissi. Un locale che lavora bene solo in alcune ore rischia di avere una struttura poco efficiente. Per questo è utile osservare quando si concentra il flusso clienti e adattare orari, servizi e personale alla domanda reale.
Efficienza operativa e struttura dei costi
Un Internet point redditizio non è solo quello che vende di più, ma quello che gestisce meglio i tempi e le risorse. Tempi di assistenza brevi, rotazione rapida delle postazioni, manutenzione hardware regolare e processi semplici aiutano a contenere i costi variabili e a migliorare il margine netto. Anche la gestione energetica è rilevante, perché incide sui costi complessivi e quindi sulla soglia di break-even.
In termini pratici, la formula da tenere a mente è: Margine netto = (Ricavi – Costi totali) / Ricavi × 100. Se i costi crescono più velocemente dei ricavi, la redditività si riduce anche in presenza di un buon flusso clienti. Al contrario, una struttura snella e ben organizzata può migliorare l’utile netto senza dover aumentare troppo i prezzi.
Come valutare se la location può sostenere il break-even
Prima di aprire o ampliare un Internet point, conviene verificare se la zona può generare abbastanza domanda da coprire i costi e raggiungere il break-even. Un esempio prudente: un locale in area ad alto passaggio, vicino a scuole o uffici, può avere più probabilità di mantenere un flusso costante rispetto a una posizione isolata; tuttavia, se l’affitto e gli altri costi fissi sono troppo elevati, il vantaggio della posizione può annullarsi.
Per questo la valutazione va fatta sempre in rapporto tra ricavi attesi, concorrenza e costi di gestione. Il punto non è solo “quanti clienti arrivano”, ma “quanto resta dopo aver pagato tutto”. È qui che si misura davvero il ROI e la sostenibilità economica dell’attività.
- Verificare il traffico pedonale nelle diverse fasce orarie.
- Analizzare la presenza di scuole, uffici, università e aree turistiche.
- Confrontare la concorrenza e il livello dei prezzi nella zona.
- Stimare i costi fissi e i costi variabili prima di aprire.
- Valutare se la domanda locale consente di raggiungere il break-even.
- Controllare la semplicità dei processi, la manutenzione e i tempi di assistenza.
Per approfondire la valutazione della location e della domanda locale, sono utili dati ISTAT, Camere di Commercio, Confcommercio e report di mercato locali.



Strategie concrete per aumentare la redditività di un internet point
La redditività di un Internet point non dipende solo dal numero di postazioni occupate, ma dalla capacità di trasformare il locale in un centro servizi con ricavi più stabili e margini più solidi. In questa attività, la differenza tra un risultato debole e un buon utile netto nasce spesso da scelte operative semplici: prezzi ben costruiti, servizi aggiuntivi, controllo dei costi fissi e dei costi variabili, oltre a una gestione attenta del cliente ricorrente. Le strutture ben gestite possono arrivare a margini lordi fino al 60-70%, ma solo se il modello commerciale è calibrato con precisione e i costi non vengono sottovalutati.
Pricing flessibile e ricavi ricorrenti
Il primo passo per migliorare la redditività è lavorare sul pricing in modo più intelligente, non semplicemente più alto. Tariffe orarie, pacchetti prepagati, abbonamenti e sconti per uso ricorrente aiutano a stabilizzare il fatturato e a rendere più prevedibile il flusso di cassa. Questo approccio è utile soprattutto quando la domanda varia durante la giornata o tra giorni feriali e festivi.
Una formula pratica da tenere a mente è: Margine netto = (Ricavi – Costi totali) / Ricavi × 100. Se il prezzo è troppo basso, il volume di clienti può aumentare senza però generare un margine netto adeguato. Al contrario, un listino ben strutturato può migliorare il break-even, cioè il punto in cui i ricavi coprono tutti i costi.
Per questo è importante misurare il margine per servizio: non tutte le attività hanno la stessa redditività e alcune possono sostenere meglio i costi del locale rispetto ad altre.
Diversificazione dei servizi e aumento dello scontrino medio
La redditività cresce quando l’Internet point non vende solo accesso alla rete, ma una gamma di servizi utili e complementari. Tra le leve più concrete ci sono stampa, scansione, supporto SPID/PEC, assistenza smartphone, gaming, coworking e piccoli servizi accessori. Questa diversificazione aiuta ad aumentare lo scontrino medio e a distribuire meglio i ricavi durante la giornata.
Un esempio semplice: un cliente entra per una stampa, ma può aggiungere scansione, supporto digitale o una breve sessione di assistenza. In questo modo il locale non dipende da una sola fonte di ricavo e migliora il proprio ROI, perché ogni visita può generare più valore senza richiedere investimenti proporzionalmente elevati.
La logica è chiara: più il locale diventa un punto di riferimento per bisogni digitali concreti, più aumenta la probabilità di fidelizzazione e di ritorno del cliente.
Ottimizzazione dei costi e controllo operativo
Per proteggere la redditività, non basta aumentare i ricavi: bisogna anche contenere i costi. Le leve più efficaci sono la riduzione dei consumi, gli acquisti mirati, la manutenzione preventiva e l’automazione delle prenotazioni. Queste azioni incidono direttamente sui costi fissi e sui costi variabili, migliorando il risultato finale senza appesantire la struttura.
La manutenzione preventiva, in particolare, evita guasti improvvisi che possono bloccare le postazioni e ridurre il fatturato. Anche l’automazione delle prenotazioni aiuta a ottimizzare il tasso di occupazione, cioè la capacità di utilizzare bene le risorse disponibili. Se le postazioni restano ferme troppo a lungo, il break-even si allontana e il margine si assottiglia.
In un’attività di questo tipo, il controllo quotidiano dei costi è una leva strategica, non un dettaglio amministrativo.
Kpi semplici per capire se la strategia funziona
Per valutare se le azioni commerciali stanno davvero migliorando la redditività, servono pochi indicatori chiari: margine per servizio, tasso di occupazione, scontrino medio, costo acquisizione cliente e ritorno delle promozioni locali. Questi KPI permettono di capire quali servizi funzionano, quali promozioni portano clienti profittevoli e quali attività assorbono risorse senza generare abbastanza valore.
Un software dedicato può semplificare molto la simulazione di margini, ROI e scenari economici, soprattutto quando si vogliono confrontare più ipotesi di pricing o di mix servizi. In questo senso, strumenti come Software business plan Internet point AI possono aiutare a leggere in modo più rapido l’impatto delle scelte gestionali sulla redditività complessiva.
In sintesi, la redditività migliora quando il locale smette di essere solo un punto di accesso alla rete e diventa un centro servizi misurabile, controllato nei costi e capace di generare ricavi ricorrenti.



Errori che riducono la redditività di un internet point e come correggerli
La redditività di un Internet point non dipende solo dal numero di postazioni o dal flusso di clienti, ma soprattutto dalla capacità di evitare errori che erodono margine lordo, margine netto e utile netto. In questa attività, anche una scelta apparentemente piccola può incidere molto su costi fissi, costi variabili e break-even. Per questo, la valutazione economica deve partire da una lettura realistica della domanda locale, dei ricavi effettivi e della struttura dei costi, così da proteggere il ROI e la sostenibilità del progetto.
Sottovalutare costi e investimenti iniziali
Uno degli errori più frequenti è non considerare con precisione affitto, utenze e manutenzione, che in un Internet point possono pesare molto sul risultato finale. Se i costi fissi sono più alti del previsto, il punto di pareggio si allontana e la redditività si riduce rapidamente. Un altro errore è investire troppo in hardware non sfruttato: postazioni, periferiche o dotazioni acquistate in eccesso aumentano il capitale immobilizzato senza generare ricavi proporzionati.
Soluzione pratica: dimensionare l’investimento in base alla domanda reale e verificare prima il carico di utilizzo atteso. In termini semplici, il break-even si raggiunge quando i ricavi coprono tutti i costi; se i costi iniziali sono gonfiati, servirà più tempo per arrivarci. Anche il ROI ne risente, perché il ritorno sull’investimento si abbassa quando l’attività parte con spese non necessarie.
Prezzi sbagliati e ricavi non diversificati
Fissare prezzi troppo bassi è un errore che può sembrare utile per attirare clienti, ma spesso comprime il margine netto e rende difficile coprire i costi. Allo stesso modo, non aggiornare l’offerta o non diversificare i ricavi espone l’attività a una forte dipendenza da un solo servizio. Un Internet point che non integra servizi complementari rischia di avere un fatturato instabile e poco difendibile.
Soluzione pratica: monitorare il margine lordo per servizio e correggere il pricing quando i volumi non compensano i costi. La formula utile da tenere a mente è: Margine netto = (Ricavi – Costi totali) / Ricavi × 100. Se il prezzo non copre i costi e non lascia spazio all’utile, la redditività si deteriora anche con un buon numero di clienti.
Ignorare domanda locale, stagionalità e bacino
Aprire in una zona senza un bacino sufficiente è un errore strategico che compromette fin dall’inizio la sostenibilità economica. La domanda locale va valutata con attenzione, perché un Internet point ha bisogno di flussi coerenti con la struttura dei costi e con il livello di servizio offerto. Anche la stagionalità va prevista: se i ricavi oscillano nel tempo, senza una pianificazione adeguata il rischio è di non coprire i mesi più deboli.
Soluzione pratica: stimare il volume minimo di attività necessario per raggiungere il break-even e costruire scenari prudenziali. Se il bacino è limitato o la domanda è incerta, conviene ridurre l’esposizione iniziale e mantenere flessibilità operativa. Questo approccio protegge il margine netto e rende più credibile il piano economico.
Trascurare controllo di cassa, manutenzione e liquidità
Tra gli errori gestionali più dannosi ci sono l’assenza di controllo di cassa, il mancato monitoraggio dei margini per servizio e la scarsa manutenzione. Senza un controllo continuo, si rischia di non accorgersi in tempo di cali di fatturato, costi fuori controllo o servizi poco redditizi. Anche una promozione inefficace può assorbire risorse senza generare ritorni misurabili.
Soluzione pratica: verificare con regolarità incassi, costi e performance dei singoli servizi, così da intervenire subito dove il margine lordo è insufficiente. È altrettanto importante non aprire senza un cuscinetto di liquidità: se i ricavi iniziali sono inferiori alle attese, serve margine finanziario per assorbire il ritardo nel raggiungimento del ROI. In sintesi, un Internet point diventa davvero sostenibile quando i numeri sono controllati, i costi sono coerenti con la domanda e l’offerta viene aggiornata in modo continuo.
Un business plan aggiornato aiuta a prevenire scelte sbagliate e a verificare la sostenibilità economica dell’attività, soprattutto quando cambiano domanda, costi e condizioni operative.



Domande frequenti su Internet point
Gli Internet point esistono ancora?
Sì, ma oggi il mercato è più ristretto rispetto al passato e la domanda tradizionale è in contrazione. In pratica, gli Internet point sopravvivono soprattutto se affiancano ai servizi base altre attività utili al territorio. La redditività dipende molto da zona, dimensione e mix di servizi offerti.
Quanto si può guadagnare con un Internet point?
Non esiste un guadagno standard, perché i risultati cambiano in base a posizione, dimensione del locale e servizi aggiuntivi. In un mercato in contrazione, il fatturato e il margine dipendono soprattutto dalla capacità di intercettare bisogni locali e di controllare bene i costi fissi e variabili. Un software dedicato può aiutare a pianificare i ricavi attesi e a monitorare i margini in modo più preciso.
Qual è il break-even tipico di un Internet point?
Il break-even non è uguale per tutti, perché varia in funzione dei costi di affitto, personale, utenze e del volume di servizi venduti. In generale, si raggiunge prima quando il locale ha una buona affluenza e un’offerta diversificata, mentre si allunga se i costi fissi restano alti. Anche qui, un software di pianificazione economica è utile per simulare scenari e capire con più chiarezza quando si può rientrare dei costi.
Cosa serve per aprire un Internet point?
Serve innanzitutto un business plan solido, soprattutto se si vuole presentarlo in banca per cercare finanziamenti. Oltre all’investimento iniziale, bisogna valutare con attenzione costi di avvio, gestione e sostenibilità del servizio nel tempo. È importante anche definire bene il mix di attività, perché oggi la sola navigazione internet difficilmente basta a garantire redditività.
Quale codice Ateco si usa per un Internet point?
Il codice Ateco va scelto in base all’attività effettivamente svolta, perché un Internet point può includere servizi diversi oltre all’accesso a internet. Per questo è opportuno verificare la classificazione più adatta prima dell’avvio, così da allineare correttamente l’attività amministrativa e fiscale. Una valutazione preventiva aiuta anche a impostare meglio il piano economico.
Che cosa sono oggi gli Internet point?
Oggi gli Internet point sono attività di servizio che rispondono a bisogni specifici, più che a una domanda di navigazione di massa. Il loro spazio di mercato è legato soprattutto a contesti locali, a servizi accessori e alla capacità di adattarsi a una domanda più selettiva. Per questo la redditività va letta in modo prudente, con attenzione ai costi e alla pianificazione dei margini.
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Dott. Stefano Ventura
Esperto in budget, business plan e consulenza aziendale. Dottore Commercialista dal 1997, ora si dedica a tempo pieno alla sua creatura Softwarebusinessplan.it e allo sci!
