Pubblicato il 30 settembre 2025 Aggiornato il 23 luglio 2026
Articolo scritto il 30/09/2026
Aprire una profumeria in Italia è un progetto interessante quando la domanda locale è concreta, il posizionamento è chiaro e il magazzino viene tenuto sotto controllo. Nella pratica, è qui che si vede la differenza tra un’idea suggestiva e un’attività che sta in piedi. In questa guida vediamo come fare una ricerca di mercato per una profumeria, quali dati usare per stimare la sostenibilità del business, come leggere la concorrenza e come scegliere location e canali di vendita. L’obiettivo è trasformare le informazioni di mercato in un business plan credibile e adatto alla richiesta di finanziamenti o alla pianificazione interna.
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Analisi della domanda e potenzialità del mercato profumeria
Cosa misurare per valutare la domanda
La domanda va letta su volumi, frequenza d’acquisto, scontrino medio e capacità di spesa del target. Per una profumeria non basta chiedersi se il mercato “piace”: occorre capire quante persone comprano, con quale ritmo e in quale fascia prezzo. I dati ISTAT sul Commercio al dettaglio – agosto 2025 aiutano a leggere il contesto: nel trimestre giugno-agosto 2025 le vendite al dettaglio sono salite dello 0,8% in valore e dello 0,3% in volume; a novembre 2025 la crescita tendenziale è stata pari a +1,3% in valore e +0,5% in volume. Sono segnali utili, anche se poi ogni settore e ogni territorio fanno storia a sé.
Secondo ISTAT, la classificazione Ateco 2025 introduce aggiornamenti metodologici e note esplicative utili per inquadrare correttamente l’attività commerciale e la classificazione economica. Questo conta anche quando si imposta la ricerca di mercato, perché una codifica corretta aiuta a leggere dati coerenti su commercio, distribuzione e servizi collegati.
Nel settore profumeria, gli indicatori più utili da monitorare sono:
- Trend della domanda: crescita, stabilità o contrazione del bacino locale.
- Ticket medio: valore medio dello scontrino, utile per stimare ricavi e margini.
- Frequenza d’acquisto: quante volte un cliente torna in negozio in un anno.
- Segmentazione: clientela mass market, premium, nicchia o regalo.
- Canali: negozio fisico, e-commerce, social commerce, click & collect.
Tabella kpi essenziali per la profumeria
Una tabella KPI aiuta a tradurre la domanda in numeri operativi. I valori sotto sono indicativi e servono come base di lavoro per la ricerca di mercato e il business plan.
Insight per il business plan: prezzi, volumi e break-even
La sostenibilità economica dipende dalla combinazione tra volumi, prezzi e rotazione dello stock. Una piccola profumeria in una città media può puntare, in modo prudente, a un fatturato annuo indicativo tra 120.000 e 280.000 €, mentre un format di nicchia ben posizionato può superare 300.000 € se intercetta un target ad alta propensione alla spesa. Questi valori sono indicativi e vanno adattati alla zona, al canone di locazione e alla composizione dell’assortimento.
Un esempio semplice: con uno scontrino medio di 45 € e 12 clienti al giorno per 300 giorni, il fatturato annuo è di circa 162.000 €. Se il margine lordo medio è del 45%, il margine lordo annuo è di circa 72.900 €. Da qui vanno sottratti affitto, personale, utenze, marketing, software e costi amministrativi.
In base ai dati di Unioncamere con Io sono Cultura 2025, i settori legati a creatività, bellezza e consumo esperienziale hanno un peso economico rilevante e sostengono format ad alto contenuto di immagine e consulenza. Questo è utile per una profumeria che vuole posizionarsi non solo come punto vendita, ma come esperienza di scelta e prova prodotto.
Segmenti di clientela e willingness to pay
La clientela di una profumeria non è omogenea: va divisa per bisogni, budget e occasioni d’acquisto. I segmenti più frequenti sono:
- Clienti abituali: cercano fragranze note, routine beauty e acquisti ricorrenti.
- Clientela premium: punta a fragranze di nicchia o marchi selettivi, con spesa più alta.
- Acquisti regalo: generano picchi stagionali e scontrini medi più elevati.
La propensione alla spesa cresce quando il negozio offre consulenza, prova olfattiva guidata e assortimento differenziato. Nella profumeria di nicchia, il prezzo per singolo flacone può collocarsi spesso tra 90 e 220 €, mentre nel mass market si lavora più spesso tra 25 e 70 €. La ricerca di mercato deve quindi misurare non solo “quanti comprano”, ma anche “quanto sono disposti a spendere”.
La domanda va letta con dati retail, classificazione corretta dell’attività e una stima realistica del ticket medio. Una profumeria regge quando il mercato locale sostiene il posizionamento scelto.

Consigli pratici
Strategie rapide per partire
- Definisci il target locale e il livello di spesa prima di scegliere l’assortimento.
- Mappa i concorrenti vicini e confronta prezzi, brand trattati e servizi offerti.
- Scegli una location coerente con il passaggio pedonale e il profilo della clientela.
- Usa un software di business plan per profumeria, con esempio già precaricato, per simulare ricavi, costi e utili senza partire da zero.
Suggerimento: prima di partire, prova a mettere nero su bianco i numeri con il Software Business Plan per simulare ricavi, costi e utili senza errori.
Mappare la concorrenza e posizionarsi nel mercato profumeria
Mappa della concorrenza: diretti, indiretti e alternative
La concorrenza va letta su tre livelli: diretta, indiretta e sostitutiva. I concorrenti diretti sono profumerie indipendenti, catene specializzate e boutique di nicchia. I concorrenti indiretti sono parafarmacie, erboristerie, beauty store e alcuni punti vendita della grande distribuzione che offrono fragranze e prodotti beauty. Le alternative sostitutive sono e-commerce, marketplace e acquisti su social commerce.
Il Libro Verde del MIMIT sul Made in Italy valorizza i comparti legati a qualità, identità e distribuzione specializzata: un riferimento utile per inquadrare una profumeria che voglia puntare su selezione, servizio e riconoscibilità del punto vendita. Il vantaggio competitivo, qui, non è solo il prezzo. Conta molto anche la coerenza dell’assortimento con un’identità precisa.
Nel mercato profumeria, la pressione competitiva aumenta quando:
- le catene presidiano le vie ad alto traffico;
- l’online intercetta il cliente price-sensitive;
- la nicchia si concentra in poche zone ad alta redditività;
- la fidelizzazione è debole e il cliente confronta facilmente i prezzi.
Griglia prezzo/valore e posizionamento consigliato
Il posizionamento migliore è quello che allinea prezzo percepito, assortimento e servizio. Una griglia semplice aiuta a capire dove collocare la profumeria:
- Alto prezzo, alto valore: profumeria di nicchia, consulenza esperta, brand selezionati. Prezzi frequenti tra 90 e 220 €.
- Alto prezzo, basso valore: rischio di perdita di clienti se il servizio non giustifica il prezzo.
- Basso prezzo, alto valore: utile per acquisire clientela, ma con margini più compressi.
- Basso prezzo, basso valore: difficile da difendere nel tempo, soprattutto contro e-commerce e promozioni aggressive.
Per una nuova profumeria, in genere conviene scegliere un posizionamento chiaro: mass market ben servito, premium accessibile oppure nicchia/artistica. La scelta influenza tutto: metri quadri, stock iniziale, marketing e canale digitale.
Errori comuni dei competitor e come differenziarti
Molte profumerie perdono margine perché competono solo sul prezzo. Gli errori più frequenti sono:
- assortimento poco aggiornato;
- scarsa formazione del personale;
- vetrina e comunicazione poco distintive;
- magazzino troppo ampio e lento a ruotare;
- assenza di CRM, fidelizzazione e canali digitali.
Per differenziarti, punta su consulenza, test prodotto, packaging regalo, eventi in negozio e selezione di brand coerenti con il target. Se il mercato locale è molto competitivo, può essere utile un format ibrido con vendita fisica e online, così da ampliare il bacino senza dipendere solo dal passaggio pedonale.
La concorrenza va letta in modo pratico: chi vende lo stesso prodotto, a chi, con quale prezzo e con quale esperienza d’acquisto.
Scelta della location e canali di vendita per una profumeria
Checklist per la scelta della location ideale
La location incide direttamente su traffico, conversione e canone sostenibile. Una profumeria ben posizionata deve intercettare il target giusto e avere una visibilità coerente con il format. Prima di firmare un contratto di locazione, conviene verificare questi punti:
- Flusso pedonale: meglio zone commerciali, centri storici, gallerie o aree con forte passaggio.
- Affitto sostenibile: il canone annuo dovrebbe restare, in modo prudenziale, entro il 10%-12% del fatturato atteso.
- Visibilità vetrina: una vetrina ampia e leggibile può aumentare gli ingressi in modo significativo.
- Parcheggi e accessibilità: fondamentali fuori dai centri storici.
- Mix commerciale: presenza di attività complementari come moda, estetica, parrucchieri e accessori.
Per una profumeria tradizionale, la superficie consigliata è spesso tra 40 e 70 mq; per un corner o un punto vendita compatto, possono bastare 20-35 mq. La scelta va fatta in funzione dell’assortimento e della rotazione dello stock.
Canali di vendita e strategie digitali
Oggi una profumeria non può dipendere da un solo canale. Il negozio fisico resta centrale, ma va affiancato da strumenti digitali che aiutino a generare traffico e fidelizzazione.
- Google Business Profile: essenziale per la ricerca locale e le recensioni.
- SEO locale: utile per intercettare query come “profumeria vicino a me”.
- Social commerce: Instagram e TikTok funzionano bene per fragranze, novità e regali.
- E-commerce: utile se il catalogo è ampio e il magazzino è ben organizzato.
- Click & collect: soluzione pratica per un format ibrido.
Un investimento iniziale in advertising locale può partire da 150-500 € al mese in fase di test, con campagne geolocalizzate e contenuti promozionali. È una spesa indicativa, ma spesso necessaria per far conoscere il punto vendita nei primi mesi.
Tabella comparativa dei canali di vendita
Confrontare i canali aiuta a scegliere il modello più adatto al budget e al target.
La location va scelta in funzione del target e dei costi fissi, mentre i canali digitali servono a ridurre la dipendenza dal solo passaggio pedonale.

Analisi dati e validazione per il business profumeria
Fonti dati affidabili per il settore profumeria
Una ricerca di mercato credibile parte da fonti istituzionali e dati verificabili. Per una profumeria, le fonti più utili sono:
- ISTAT: vendite al dettaglio, consumi, classificazione Ateco e trend del commercio.
- Unioncamere: dati su impresa, territorio, cultura e settori collegati al consumo esperienziale.
- MIMIT: documenti strategici sul Made in Italy e sulla distribuzione specializzata.
- Camere di Commercio: informazioni su imprese locali, densità commerciale e aperture/chiusure.
- Eurostat: utile per confronti europei sui consumi e sul retail.
In base ai dati ISTAT sul commercio al dettaglio, il mercato retail mostra variazioni contenute ma positive in diversi periodi del 2025. Questo non significa che tutte le categorie crescano allo stesso modo, ma conferma che il contesto generale resta leggibile e misurabile. Per una profumeria, il punto è capire dove si colloca il proprio target rispetto al territorio.
Kpi essenziali nei primi tre mesi
I primi 90 giorni servono a validare domanda, assortimento e capacità di vendita. I KPI da monitorare sono:
- Traffico in negozio: ingressi giornalieri e settimanali.
- Tasso di conversione: visite che diventano acquisti.
- Ticket medio: valore medio dello scontrino, spesso tra 25 e 80 €.
- Rotazione stock: velocità con cui il magazzino si trasforma in vendite.
- Riacquisto: clienti che tornano entro 30-60 giorni.
Un esempio semplice: se in un mese entrano 600 persone, con una conversione del 20% si ottengono 120 vendite. Con un ticket medio di 40 €, il fatturato mensile è di 4.800 €. Se il costo fisso mensile supera troppo questa soglia, il format va rivisto.
Validazione rapida: tre test pratici
La validazione serve a ridurre il rischio prima di impegnare capitale in modo pieno. Tre test utili sono:
- Sondaggio locale: raccogliere almeno 50-100 risposte su preferenze, budget e brand noti.
- Mystery shopping: visitare 3-5 concorrenti per confrontare servizio, assortimento e prezzi.
- Mini test commerciale: testare una selezione limitata di prodotti o una campagna social con budget di 100-300 €.
Questi test permettono di capire se il mercato risponde bene a un’offerta tradizionale, premium o di nicchia, e se conviene aprire subito un negozio fisico oppure partire con un formato più leggero.
Checklist operativa per la raccolta e la validazione dati
- Definire il target e il posizionamento.
- Raccogliere dati su domanda, concorrenza e prezzi.
- Stimare traffico, conversione e ticket medio.
- Confrontare i costi fissi con il fatturato atteso.
- Verificare la rotazione dello stock e la stagionalità.
- Adattare assortimento e canali in base ai risultati.
La validazione non serve a confermare un’idea, ma a verificare se regge nei numeri.

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Esempio pratico di ricerca di mercato in italia
Una ricerca di mercato efficace parte dal territorio e arriva al conto economico. Se vuoi aprire una profumeria in una città di medie dimensioni, devi stimare: popolazione servita, reddito medio, concorrenza, flussi di passaggio e capacità di spesa. In un’area con 60.000 abitanti, anche una quota apparentemente piccola di clientela può generare volumi interessanti se il negozio è ben posizionato.
Il Libro Verde MIMIT sul Made in Italy aiuta a leggere il valore della qualità e della distribuzione specializzata; Unioncamere, con Io sono Cultura 2025, evidenzia il peso economico dei comparti legati a creatività, bellezza e consumo esperienziale. Per una profumeria, questo significa che il prodotto va venduto anche come esperienza, non solo come bene di consumo.
Raccolta e sintesi dati: query, numeri chiave e snippet utili
Le query online mostrano cosa vogliono sapere davvero i potenziali clienti e gli aspiranti imprenditori. Le ricerche più frequenti ruotano intorno a costi, licenze, guadagni e format. Per questo la ricerca di mercato deve includere anche le domande ad alta intenzione commerciale.
- “Quanto costa aprire una profumeria”
- “Quanto si guadagna con una profumeria”
- “Che licenza serve per vendere profumi”
- “Profumeria di nicchia conviene”
Tre numeri utili da tenere a mente sono:
- 30.000-80.000 € come fascia indicativa di investimento per aprire una profumeria tradizionale;
- 5.000-25.000 € per un avvio online più leggero;
- 35%-60% come fascia indicativa di margine lordo, a seconda del format.
Tabella di sintesi: domanda, ticket medio, saturazione e opportunità
La tabella seguente aiuta a confrontare in modo rapido i principali elementi di mercato.
Insight operativi per il business plan
La ricerca di mercato deve tradursi in scelte operative concrete. Le più importanti sono:
- definire un assortimento coerente con il target;
- stimare il fabbisogno di stock iniziale;
- calcolare il canone massimo sostenibile;
- fissare obiettivi di vendita mensili realistici;
- prevedere una strategia di lancio nei primi 90 giorni.
Se il format è ben posizionato e il controllo del magazzino è rigoroso, la profumeria può diventare un’attività interessante. Se invece il negozio nasce senza differenziazione, con affitto troppo alto e stock poco rotante, il rischio cresce rapidamente.
Una ricerca di mercato per una profumeria serve a capire se il progetto è sostenibile prima di investire.
Quanto costa aprire una profumeria nel 2026
Aprire una profumeria richiede in genere un investimento iniziale compreso tra 30.000 e 80.000 € per un format tradizionale, con punte più alte per negozi più grandi o molto centrali. Per una profumeria di nicchia ben curata, il budget può salire a 50.000-120.000 €; per un avvio online, invece, si può partire in modo più leggero con 5.000-25.000 €. Sono valori indicativi, da adattare alla città, alla metratura e al livello di stock iniziale.
Le principali voci di costo
Le spese principali si concentrano su stock, locale e avvio commerciale.
- Stock iniziale: 10.000-35.000 €
- Arredi e vetrine: 5.000-20.000 €
- Impianti e adeguamenti: 3.000-15.000 €
- Software gestionale e cassa: 500-3.000 €
- Marketing di lancio: 1.000-8.000 €
- Cauzione e anticipo affitto: 3.000-12.000 €
- Pratiche e consulenze: 1.000-4.000 €
Tabella costi indicativi per format
Confrontare i format aiuta a capire quale investimento è davvero sostenibile.
Investimento minimo e budget consigliato
Il minimo per partire non coincide quasi mai con il budget consigliato per partire bene. Un investimento minimo può bastare per testare il mercato, ma un budget più realistico deve includere una riserva di liquidità per almeno 3-6 mesi di costi fissi. In pratica, se il punto vendita richiede 4.000-6.000 € di costi fissi mensili, è prudente avere una cassa di sicurezza di almeno 12.000-36.000 € oltre ai costi di avvio.
Una profumeria parte meglio quando il budget copre anche il tempo necessario a far ruotare lo stock.
Requisiti, licenze e iter burocratico per aprire una profumeria
Per vendere profumi al dettaglio non serve una licenza speciale, ma servono gli adempimenti commerciali e la SCIA al Comune. L’avvio richiede alcuni passaggi amministrativi standard, che vanno pianificati prima dell’apertura per evitare ritardi.
Iter burocratico essenziale
- Apertura della Partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate.
- Iscrizione al Registro Imprese presso la Camera di Commercio.
- Presentazione della SCIA al SUAP del Comune competente.
- Posizioni INPS e INAIL se dovute in base alla forma giuridica e al personale impiegato.
- Verifica dei requisiti del locale sul piano urbanistico, igienico e di sicurezza.
Tabella adempimenti e tempi indicativi
Una sequenza chiara riduce gli errori e accelera l’apertura.
Checklist documentale essenziale prima dell’apertura
La checklist evita blocchi all’ultimo minuto.
- Documento d’identità e codice fiscale del titolare o dei soci;
- titolo di disponibilità del locale;
- planimetria e dati catastali;
- SCIA compilata;
- eventuali pratiche per insegna, insegne luminose e occupazione suolo;
- contratti con fornitori e assicurazione;
- registratore telematico e gestionale cassa.
Per la vendita al dettaglio di profumi non è richiesto un titolo di studio specifico, ma servono competenze commerciali e organizzative.
Quanto si guadagna con una profumeria
Il guadagno dipende soprattutto da margini, rotazione dello stock, scontrino medio e location. In una profumeria tradizionale il margine lordo può collocarsi, in modo indicativo, tra 35% e 50%; in una profumeria di nicchia può salire a 45%-60% grazie al posizionamento e al valore percepito. Tuttavia, margine lordo e utile netto non coincidono: affitto, personale, marketing e costi amministrativi pesano molto.
Fattori che incidono sulla redditività
- Scontrino medio: più è alto, più è facile assorbire i costi fissi.
- Rotazione stock: il magazzino lento immobilizza capitale.
- Mix brand: marchi forti aiutano il sell-out, la nicchia migliora il margine.
- Location: il traffico giusto aumenta le conversioni.
- Stagionalità: Natale, San Valentino e ricorrenze incidono molto.
Esempio di break-even semplificato
Un esempio semplice aiuta a capire quando l’attività inizia a coprire i costi. Se una profumeria genera 15.000 € di fatturato mensile, con margine lordo del 45% ottiene 6.750 € di margine lordo. Se i costi fissi mensili sono 6.000 €, il margine residuo è molto ridotto. Se invece il fatturato sale a 20.000 €, il margine lordo diventa 9.000 € e il punto di pareggio è più solido.
Una profumeria conviene quando il volume di vendite è sufficiente a coprire i costi fissi senza dipendere da promozioni continue.
Profumeria fisica, di nicchia o online: quale format conviene
Il format giusto dipende dal target, dal capitale disponibile e dalla capacità di gestire il magazzino. Non esiste un modello migliore in assoluto: esiste il modello più coerente con il mercato locale e con le competenze dell’imprenditore.
Tabella comparativa dei tre format
Confrontare i format aiuta a scegliere con maggiore lucidità.
Quando scegliere un format ibrido
Il format ibrido conviene quando vuoi unire esperienza in negozio e vendita digitale. È una buona scelta se hai un assortimento abbastanza ampio, una gestione magazzino ordinata e la possibilità di presidiare sia il territorio sia i canali online. In questo caso, il negozio fisico serve a creare fiducia, mentre l’e-commerce amplia la portata commerciale.
Come adattare assortimento e marketing al target
- Mass market: brand noti, prezzi accessibili, promozioni semplici.
- Premium: consulenza, packaging curato, selezione di marchi riconoscibili.
- Nicchia: storytelling, esclusività, eventi e prova guidata.
Il format conviene quando assortimento e marketing parlano la stessa lingua del cliente.
Domande frequenti
Quanti soldi servono per aprire una profumeria?
Servono in genere 30.000-80.000 € per una profumeria tradizionale, 50.000-120.000 € per una profumeria di nicchia e 5.000-25.000 € per un avvio online. Le principali voci di costo sono stock iniziale, arredi, impianti, cauzione del locale, software gestionale, marketing e pratiche amministrative. Sono valori indicativi e possono salire se il locale è grande o in una zona molto centrale.
Quanto si guadagna con una profumeria?
Il guadagno dipende da margini, rotazione dello stock, scontrino medio e location. In modo prudente, il margine lordo può andare dal 35% al 60% a seconda del format. Un esempio semplice: con 20.000 € di fatturato mensile e margine lordo del 45%, il margine lordo è 9.000 €, da cui vanno sottratti i costi fissi.
Conviene aprire una profumeria?
Conviene se il format è ben posizionato, l’assortimento è differenziato e il magazzino è sotto controllo. Il modello è più rischioso quando il canone è troppo alto, il negozio compete solo sul prezzo o la rotazione dei prodotti è lenta. Una profumeria di nicchia o un format ibrido possono essere più solidi se il target è ben definito.
Che licenza serve per vendere profumi?
In genere non serve una licenza speciale per vendere profumi al dettaglio. Servono però gli adempimenti commerciali ordinari: Partita IVA, iscrizione al Registro Imprese, SCIA al SUAP del Comune e gli eventuali obblighi previdenziali e assicurativi. È sempre necessario verificare i requisiti del locale e le regole del Comune in cui si apre.
Serve un titolo di studio per aprire una profumeria?
Non è richiesto un titolo di studio specifico. Sono però molto utili competenze di vendita, conoscenza del prodotto, gestione del magazzino e capacità di leggere i numeri del punto vendita. Chi parte con un software di business plan specifico per la profumeria può lavorare direttamente su un esempio già impostato sul settore, modificando i dati e aggiornando in automatico conto economico, flussi di cassa, indici e parte descrittiva; il software è semplice da usare anche senza esperienza, include DSCR e indici di bilancio automatici, è ottimizzato per la richiesta di finanziamenti e offre assistenza via chat.
Quali dati istituzionali conviene usare nella ricerca di mercato?
Per una profumeria conviene partire da ISTAT, Unioncamere e MIMIT. ISTAT aiuta a leggere vendite al dettaglio e classificazione economica; Unioncamere supporta l’analisi del contesto imprenditoriale e dei settori legati a creatività e bellezza; il MIMIT è utile per inquadrare qualità, identità e distribuzione specializzata nel Made in Italy.
Una ricerca di mercato fatta bene non serve solo a descrivere il settore: serve a decidere se, dove e come aprire la profumeria.
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Dott. Stefano Ventura
Esperto in budget, business plan e consulenza aziendale. Dottore Commercialista dal 1997, ora si dedica a tempo pieno alla sua creatura Softwarebusinessplan.it e allo sci!
