Articolo scritto il 11/05/2026

Aprire una società di trasporti marittimi nel 2026 in Italia richiede in media un investimento iniziale che parte da almeno 400.000 euro e può superare il milione, ma il valore reale varia molto in base a dimensione della flotta, rotta, forma giuridica e scelta tra acquisto o leasing. Il costo non dipende solo dalla nave: incidono anche personale, assicurazioni, carburante, manutenzione, pratiche amministrative e struttura operativa.

In questo articolo vedrai una stima realistica dei costi fissi e dei costi variabili, i principali adempimenti da affrontare e le leve utili per contenere il budget e avvicinarti al break-even. Per pianificare meglio spese e flussi di cassa, può essere utile anche un software specializzato per il controllo del budget e la gestione economica dell’attività, così da monitorare con più precisione ogni voce di costo.

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Investimento iniziale e struttura dei costi per aprire una società di trasporti marittimi

Quando si valuta quanto costa aprire una società di trasporti marittimi, il primo punto da chiarire è che l’investimento iniziale non riguarda solo l’acquisto o il leasing dell’unità navale, ma anche tutte le spese necessarie per arrivare all’operatività. Dai dati disponibili, l’avvio parte da almeno 400.000 euro e può superare il milione: una forbice ampia, che dipende dalla dimensione del progetto, dalla tipologia di nave e dal livello di organizzazione richiesto. Per questo, nella stima dei costi di apertura è fondamentale distinguere tra spese una tantum, costi burocratici e uscite da sostenere prima di generare ricavi.

Tre scenari di investimento da considerare

Per costruire un budget realistico conviene ragionare per scenari. Una piccola impresa con una sola unità richiede un esborso iniziale più contenuto, ma resta comunque nell’ordine di grandezza indicato dalle fonti. Una struttura intermedia, con più mezzi o più servizi, aumenta il fabbisogno di capitale perché crescono sia gli asset da acquisire sia i costi di gestione preliminari. Un progetto più ambizioso, con flotta e organizzazione più complessa, può facilmente portare l’investimento oltre il milione, soprattutto se l’operazione richiede più mezzi, più dotazioni e una struttura amministrativa più articolata.

In pratica, il punto non è solo “quanto costa la nave”, ma quanto capitale serve per arrivare a un avvio ordinato e sostenibile. In questa fase, sottovalutare i costi fissi iniziali e i tempi di messa a regime può compromettere il break-even e rendere più difficile il controllo della liquidità.

Le principali voci di capex da mettere a budget

Le fonti indicano come voci centrali dell’investimento iniziale l’acquisto o il leasing di navi e imbarcazioni. A queste si aggiungono gli adeguamenti tecnici, le dotazioni di sicurezza, l’allestimento degli uffici, i software gestionali, le consulenze e il capitale circolante iniziale. Sono tutte componenti che incidono sui costi di avvio e che vanno considerate prima di partire con l’attività.

  • Acquisto o leasing della nave: è la voce più rilevante e determina gran parte del fabbisogno iniziale.
  • Adeguamenti tecnici: servono per rendere l’unità idonea all’operatività prevista.
  • Dotazioni di sicurezza: sono indispensabili e non vanno trattate come costi accessori.
  • Allestimento uffici: necessario per la parte amministrativa e organizzativa.
  • Software gestionali: utili per il controllo operativo e amministrativo.
  • Consulenze: incidono sui costi burocratici e sugli adempimenti iniziali.
  • Capitale circolante iniziale: serve a coprire le prime uscite prima dell’incasso dei ricavi.

Tabella riepilogativa dei range di costo

Scenario Range di investimento iniziale Caratteristiche principali
Piccola impresa con una sola unità Da almeno 400.000 euro Avvio essenziale, con una sola nave e struttura snella
Struttura intermedia con più mezzi o servizi Tra 400.000 euro e oltre 1 milione Maggiore complessità operativa e più voci di spesa iniziale
Progetto più ambizioso con flotta e organizzazione complessa Può superare il milione Più unità, più dotazioni e fabbisogno finanziario più elevato

Questi valori non sono statici: cambiano in base all’età dell’imbarcazione, alla rotta, al porto di riferimento e alla forma societaria. Anche per questo, la stessa attività può avere un profilo di costo molto diverso da un caso all’altro. La differenza tra una spesa una tantum e un costo da sostenere prima dell’operatività è decisiva: la prima riguarda l’acquisizione o l’adeguamento dell’asset, la seconda comprende tutto ciò che serve per arrivare pronti al primo viaggio commerciale.

Perché il business plan deve essere numerico e prudente

Nel settore dei trasporti marittimi, un errore frequente è fermarsi a una stima troppo generica dell’investimento. In realtà, per valutare la sostenibilità economica servono numeri coerenti con il progetto, perché il break-even dipende dalla relazione tra ricavi attesi, costi fissi e costi variabili. Una formula utile, in termini semplici, è: Margine netto = (Ricavi – Costi totali) / Ricavi × 100.

Per questo, prima di aprire, è essenziale costruire un business plan realistico, capace di includere tutte le voci di spesa e di verificare se il capitale disponibile è sufficiente a coprire l’avvio e i primi mesi di attività. Solo così si può stimare con attendibilità il fabbisogno finanziario e ridurre il rischio di sottovalutare i costi di apertura.

Costi fissi, variabili e punto di pareggio di una società di trasporti marittimi

Per stimare in modo realistico quanto costa aprire una società di trasporti marittimi non basta considerare le spese di avvio: è fondamentale capire quali voci pesano ogni mese sul conto economico e come cambiano in base a tratte, volumi trasportati, stagionalità e prezzo dei combustibili. In questo settore, infatti, la redditività dipende dalla capacità di tenere sotto controllo costi fissi e costi variabili, perché anche piccoli scostamenti possono incidere sul break-even e sulla liquidità disponibile.

Le voci che incidono ogni mese

A regime, una società di trasporti marittimi sostiene costi che restano relativamente stabili e altri che variano con l’attività. Tra i costi fissi rientrano gli ammortamenti delle navi, le assicurazioni, i canoni portuali e le spese amministrative. Queste uscite sono più prevedibili e vanno considerate nel budget mensile fin dall’inizio, perché rappresentano la base minima da coprire anche nei periodi di minore utilizzo.

Tra i costi variabili rientrano invece le spese che crescono o diminuiscono in funzione delle tratte, dei volumi trasportati e dell’operatività. Nel contesto dei trasporti marittimi, il carburante è una delle componenti più sensibili, insieme a eventuali costi di noleggio o leasing legati all’impiego della nave. Anche la manutenzione ordinaria e straordinaria può incidere in modo diverso a seconda dell’intensità di utilizzo e delle condizioni operative.

Come stimare il costo mensile minimo

Per una valutazione prudente dei costi di avvio e dei costi a regime, conviene partire da una stima del costo mensile minimo: somma dei costi fissi più una quota prudenziale dei costi variabili. In pratica, il punto non è solo sapere quanto si spende, ma capire quanto fatturato serve per coprire tutte le uscite ricorrenti.

Un esempio semplice: se i costi fissi mensili comprendono assicurazioni, canoni portuali, amministrazione e ammortamenti, e ai costi variabili si aggiungono carburante, manutenzione e noleggio, il totale mensile da coprire può essere letto come soglia di sopravvivenza economica. Se i ricavi non superano questa soglia, l’attività non raggiunge il break-even. In altre parole:

Break-even = Costi fissi / Margine di contribuzione unitario

Oppure, in forma più intuitiva, il pareggio si raggiunge quando i ricavi coprono integralmente costi fissi e costi variabili. In questo settore il risultato dipende molto dal tasso di utilizzo della nave e dall’efficienza operativa: una nave poco impiegata distribuisce i costi fissi su meno viaggi e rende più difficile il pareggio.

Margini, liquidità e adempimenti da non sottovalutare

Per controllare la sostenibilità economica è utile monitorare ogni mese il margine lordo e il cash flow. Il margine lordo aiuta a capire se i ricavi delle tratte coprono i costi diretti, mentre il flusso di cassa mostra se l’impresa ha liquidità sufficiente per affrontare pagamenti ricorrenti, imprevisti e picchi di spesa. In un’attività con costi elevati e incassi non sempre immediati, la liquidità è decisiva.

Vanno inoltre considerati gli adempimenti e i costi burocratici collegati all’apertura e alla gestione: autorizzazioni, pratiche amministrative, consulenze e verifiche operative. Anche la SCIA, quando richiesta in base all’impostazione dell’attività, può rientrare tra le spese iniziali da mettere a budget insieme agli altri costi di avvio.

Un errore frequente è sottovalutare l’impatto del carburante e della manutenzione straordinaria, oppure fissare prezzi troppo bassi senza considerare la struttura dei costi. In un mercato dove i costi di trasporto possono risentire anche di rincari generalizzati, come evidenziato dalle dinamiche sui trasporti marittimi, una tariffazione corretta e un controllo mensile dei margini sono essenziali per proteggere la redditività.

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Costi burocratici, fiscali e adempimenti per aprire una società di trasporti marittimi

Quando si stima il budget per aprire una società di trasporti marittimi, non basta considerare mezzi, personale e operatività: una parte decisiva dell’investimento iniziale riguarda infatti i costi burocratici, fiscali e gli adempimenti obbligatori. In questa fase, sottovalutare le pratiche di avvio può far slittare l’apertura, aumentare i costi di avvio e incidere sul punto di pareggio. Per questo è utile distinguere subito tra spese una tantum, costi fissi ricorrenti e oneri legati alla conformità normativa.

Apertura, iscrizioni e pratiche amministrative

Il primo blocco di spese riguarda l’avvio formale dell’attività: apertura della Partita IVA, iscrizioni e comunicazioni al Registro Imprese, eventuali pratiche presso gli enti competenti e, se richiesto, SCIA o autorizzazioni specifiche. Questi passaggi non hanno lo stesso peso per tutte le forme giuridiche: la scelta tra impresa individuale, società di persone o società di capitali può cambiare sia gli obblighi sia il carico fiscale complessivo. In pratica, la struttura societaria influenza non solo la gestione, ma anche il livello dei costi burocratici da sostenere all’inizio.

Per una società di trasporti marittimi, è prudente mettere a budget anche eventuali pratiche portuali o marittime richieste dal tipo di attività svolta. Non esiste un costo unico valido per tutti i casi: la spesa dipende dalla complessità delle autorizzazioni, dal territorio e dalla necessità di interfacciarsi con più uffici. Il punto chiave è evitare di considerare queste voci come marginali, perché possono incidere in modo concreto sul budget di partenza.

Contributi, sicurezza e adempimenti obbligatori

Oltre alle pratiche di apertura, vanno considerati gli adempimenti verso INPS e INAIL, quando previsti, insieme agli obblighi in materia di sicurezza e alle eventuali licenze richieste. Anche qui il peso economico varia in base alla forma giuridica e all’organizzazione interna. Per una stima corretta, conviene separare i costi una tantum da quelli ricorrenti, così da non confondere le spese di avvio con i costi fissi di gestione.

Un errore frequente è sottovalutare il tempo e il denaro necessari per la conformità: ritardi nelle comunicazioni, documentazione incompleta o autorizzazioni non allineate possono generare costi aggiuntivi e blocchi operativi. In un settore regolato come il trasporto marittimo, la conformità non è un dettaglio amministrativo, ma una componente del modello economico. Per questo gli adempimenti vanno trattati come una voce strutturale del piano di apertura.

Consulenze professionali e impatto sul break-even

Nel calcolo dei costi iniziali è utile includere anche il supporto di un commercialista e, se necessario, di consulenze tecniche o legali. Il loro ruolo è importante per impostare correttamente la forma giuridica, gestire le pratiche e ridurre il rischio di errori formali. In termini di pianificazione, queste spese vanno considerate parte dei costi di avvio e non come un extra opzionale.

Dal punto di vista economico, ogni euro speso in consulenza deve essere valutato rispetto al suo effetto sul break-even. Se l’attività parte con adempimenti incompleti o con una struttura fiscale poco adatta, il risparmio iniziale può trasformarsi in costi più alti nel medio periodo. Una formula utile per leggere l’impatto complessivo è: Margine netto = (Ricavi – Costi totali) / Ricavi × 100. Se i costi burocratici e professionali sono stati sottostimati, il margine si riduce e il rientro dell’investimento si allunga.

In modo prudente, è corretto prevedere un investimento iniziale che comprenda sia le pratiche di apertura sia le consulenze necessarie a partire in regola. La regola pratica è semplice: più l’attività è complessa sul piano autorizzativo, più aumentano i costi di conformità e più diventa importante pianificare con precisione il punto di pareggio.

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Come ridurre l’investimento iniziale e proteggere i margini in una società di trasporti marittimi

Quando si valuta quanto costa aprire una società di trasporti marittimi, il punto non è solo stimare il capitale necessario per partire, ma capire come trasformare l’investimento iniziale in una struttura sostenibile nel tempo. In questo settore, infatti, i costi di avvio possono crescere rapidamente se non si controllano bene le voci più pesanti: mezzi, base operativa, personale, consumi, manutenzione e adempimenti. Una pianificazione prudente aiuta a evitare sforamenti di budget e a costruire un percorso realistico verso il break-even.

Le leve principali per contenere i costi di avvio

Le prime decisioni incidono direttamente sui costi di avvio e sulla struttura finanziaria dell’impresa. Una delle scelte più delicate riguarda l’acquisto usato rispetto al leasing di navi e imbarcazioni: il primo può ridurre l’esborso iniziale, mentre il secondo consente di distribuire il peso economico nel tempo. La scelta dipende dalla dimensione dell’attività, dalla disponibilità di capitale e dalla capacità di sostenere i costi fissi nei primi mesi.

Un altro elemento decisivo è la negoziazione dei contratti con fornitori, operatori e partner logistici. Ridurre anche solo una parte dei costi ricorrenti può migliorare il margine operativo e rendere più solido il piano economico. In parallelo, la scelta della base operativa va valutata con attenzione: una localizzazione più strategica può aumentare l’efficienza, ma può anche comportare costi più elevati. Per questo è utile confrontare sempre il risparmio logistico con l’impatto sul canone, sui servizi e sui tempi di gestione.

Rotte, consumi e manutenzione: dove si gioca la redditività

Nel trasporto marittimo, la redditività non dipende solo dai ricavi, ma anche dal controllo dei costi variabili. L’ottimizzazione delle rotte può ridurre tempi morti, consumi e inefficienze operative. Allo stesso modo, il monitoraggio dei consumi è essenziale per evitare che il carburante e le altre spese operative erodano i margini.

La manutenzione preventiva è un altro fattore chiave: costa meno intervenire in modo programmato che affrontare fermi imprevisti o riparazioni urgenti. Anche la gestione del personale va impostata con prudenza, perché una struttura troppo pesante può aumentare i costi senza generare un adeguato ritorno. In questa fase è utile ragionare in termini di equilibrio tra servizio, sicurezza e sostenibilità economica.

Un esempio pratico: se una società prevede ricavi mensili di 100.000 euro e costi totali di 92.000 euro, il margine netto è pari all’8%. Se però una cattiva pianificazione fa salire i costi a 97.000 euro, il margine si riduce drasticamente. In formule semplici: Margine netto = (Ricavi – Costi totali) / Ricavi × 100. Questo mostra quanto sia importante controllare ogni voce prima di partire.

Finanziamenti agevolati e business plan credibile

Per molte imprese, il ricorso a finanziamenti agevolati e contributi pubblici può alleggerire il fabbisogno iniziale, ma l’accesso al credito richiede una documentazione solida. Le banche e gli enti finanziatori vogliono vedere un progetto credibile, con stime coerenti di ricavi, costi e tempi di rientro. Per questo il business plan non è un semplice adempimento formale: è lo strumento che dimostra la sostenibilità dell’iniziativa.

Nel settore marittimo, dove gli scenari possono cambiare per fattori globali, rischi geopolitici e sostenibilità, un piano ben costruito aiuta anche a gestire l’incertezza. Inoltre, gli adempimenti e i costi burocratici vanno inseriti fin dall’inizio nel budget, insieme agli altri costi di apertura, per evitare sorprese nella fase di avvio.

Controllo del budget e prevenzione degli sforamenti

Un supporto gestionale dedicato può essere molto utile per simulare scenari, confrontare costi, monitorare margini e prevenire sforamenti di budget. Questo è particolarmente importante quando si devono valutare alternative come acquisto o leasing, diverse basi operative, o combinazioni differenti di personale e rotte. La possibilità di confrontare più ipotesi aiuta a capire quale configurazione riduce il rischio e migliora il ritorno sull’investimento.

In pratica, il controllo continuo consente di intercettare subito eventuali squilibri tra ricavi e spese, soprattutto quando i costi fissi restano elevati o i costi variabili aumentano più del previsto. È un passaggio decisivo per arrivare al break-even senza compromettere qualità e sicurezza del servizio.

Mini-checklist operativa per partire in modo prudente:

  • valutare con attenzione acquisto usato o leasing;
  • negoziare i contratti prima dell’avvio;
  • scegliere una base operativa coerente con i volumi previsti;
  • ottimizzare rotte e consumi fin dall’inizio;
  • pianificare manutenzione preventiva e personale;
  • inserire nel piano anche adempimenti, SCIA e costi burocratici;
  • preparare un business plan credibile per accedere a credito e agevolazioni.
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Errori da evitare nei costi di apertura di una società di trasporti marittimi

Quando si valuta quanto costa aprire una società di trasporti marittimi, gli errori di pianificazione pesano quasi quanto gli investimenti iniziali. In questo settore, infatti, una stima incompleta può trasformare rapidamente un progetto sostenibile in un’attività con costi fissi troppo alti, costi variabili difficili da controllare e margini insufficienti. Per questo, oltre a definire il budget di avvio, è fondamentale individuare in anticipo gli sbagli più comuni e le relative contromisure pratiche.

Sottostimare capitale iniziale e costi burocratici

Uno degli errori più frequenti è partire con un investimento iniziale troppo basso, senza considerare tutti i costi di avvio e i costi burocratici. Nel trasporto marittimo, la pianificazione finanziaria deve includere anche gli adempimenti necessari all’avvio dell’attività e gli oneri legati alla SCIA, quando previsti dal percorso autorizzativo. La conseguenza economica è semplice: il capitale si esaurisce prima che l’attività generi flussi stabili.

La soluzione pratica è costruire un budget prudente, con una voce separata per spese amministrative, autorizzative e di avvio, evitando di assorbire tutto il capitale nella sola parte operativa. In questo modo si riduce il rischio di dover rinviare l’apertura o di affrontare spese impreviste senza copertura.

Ignorare manutenzione, assicurazioni e fondo di liquidità

Un altro errore critico è non prevedere i costi di manutenzione e assicurazione, che nel trasporto marittimo incidono in modo rilevante sulla struttura economica. Se questi importi vengono sottovalutati, il risultato è un aumento dei costi fissi e una riduzione del margine disponibile per coprire le altre spese. A questo si aggiunge il rischio di non avere un fondo di liquidità per gestire ritardi nei pagamenti o variazioni improvvise dei volumi.

La soluzione è accantonare una riserva di cassa fin dall’inizio e aggiornare periodicamente il piano dei costi ricorrenti. In un settore sensibile alle variazioni operative e regolatorie, la liquidità non è un extra: è una protezione essenziale per la continuità aziendale.

Scegliere mezzi e rotte senza un’analisi economica

Un errore di pianificazione molto comune è scegliere una nave inadatta alle rotte o alla tipologia di servizio prevista. Una decisione di questo tipo può generare consumi, manutenzione e tempi operativi non coerenti con il modello di business, facendo salire i costi variabili e abbassando la redditività. Anche la localizzazione e la natura delle tratte incidono: il sistema dei trasporti marittimi può essere fragile e soggetto a variazioni che richiedono misure strutturali e maggiore attenzione operativa.

La soluzione pratica è allineare il mezzo alle rotte, ai volumi attesi e alla struttura dei ricavi. Prima di investire, conviene verificare se la nave scelta è compatibile con il servizio che si intende offrire, così da evitare costi sproporzionati rispetto al fatturato previsto.

Fare previsioni troppo ottimistiche sui volumi

Tra gli sbagli più costosi c’è anche la tendenza a sovrastimare i volumi di traffico e a non considerare la stagionalità. Se i ricavi attesi sono troppo ottimistici, il break-even viene calcolato in modo irrealistico e il progetto sembra sostenibile solo sulla carta. In pratica, si rischia di fissare prezzi troppo bassi o di pianificare investimenti superiori alla reale capacità di generare margini.

Una formula utile per il controllo è: Margine netto = (Ricavi – Costi totali) / Ricavi × 100. Se il margine scende troppo, significa che il pricing o la struttura dei costi non sono coerenti con il mercato. Per questo è importante confrontare le previsioni con i dati reali e correggere rapidamente la rotta.

Trascurare personale, margini e aggiornamento del budget

Non calcolare correttamente il costo del personale è un errore che può compromettere l’intero piano economico. Se il lavoro necessario viene sottovalutato, il budget iniziale non copre il fabbisogno reale e i margini si assottigliano. Lo stesso vale per chi non monitora i margini nel tempo: senza controllo periodico, anche un’attività partita bene può accumulare perdite senza accorgersene subito.

La soluzione è semplice ma decisiva: aggiornare regolarmente il budget, confrontare i dati previsionali con quelli effettivi e intervenire su prezzi, rotte, costi e organizzazione prima che il divario diventi critico. In una società di trasporti marittimi, la disciplina finanziaria è parte integrante della sostenibilità dell’impresa.

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Domande frequenti su Società di trasporti Marittimi

Quanto budget minimo serve per aprire una società di trasporti marittimi?

Per partire in Italia serve un investimento iniziale di almeno 400.000 euro, ma in molti casi la spesa può superare il milione. Il valore cambia in base alla dimensione della nave, alla tipologia di servizio e alla forma giuridica scelta. Se vuoi contenere il rischio, conviene pianificare con attenzione anche le prime spese operative e non solo l’acquisto del mezzo.

Quali sono i principali costi mensili di una società di trasporti marittimi?

I costi ricorrenti dipendono soprattutto da carburante, equipaggio, manutenzione, assicurazioni e oneri legati alla gestione delle tratte. A questi si possono aggiungere costi variabili legati alla rotta e alla saturazione della nave, che incidono molto sulla redditività. Per questo è utile monitorare il budget con uno strumento dedicato, così da simulare scenari diversi e tenere sotto controllo i margini.

In quanto tempo si rientra dell’investimento iniziale?

Il tempo di rientro non è fisso e dipende da rotta, occupazione della nave, costo del carburante e struttura dei contratti. Se i carichi sono stabili e i costi restano sotto controllo, il break-even può arrivare prima; in caso contrario i tempi si allungano. Proprio per questo è importante fare simulazioni realistiche prima di aprire l’attività.

Quali adempimenti sono indispensabili per aprire una società di trasporti marittimi?

Oltre alla costituzione della società, servono gli adempimenti legati all’operatività della nave, alla sicurezza e alla conformità normativa del servizio. Vanno considerati anche gli obblighi connessi ai traffici internazionali e ai costi regolatori che possono incidere sulle tratte, soprattutto se si opera su rotte esposte a maggiori oneri. È un settore in cui la parte burocratica va pianificata con cura fin dall’inizio.

Quanto incidono rotta e tipo di traffico sui costi di una società di trasporti marittimi?

Incidono molto, perché una tratta non vale l’altra in termini di consumi, tempi e oneri aggiuntivi. Le navi che toccano porti nazionali provenendo da paesi extra-UE devono considerare costi più alti per la tratta finale del viaggio, e questo può pesare in modo significativo sul conto economico. Anche la tipologia di flotta e di trasporto realizzato cambia l’esposizione ai costi complessivi.

Come posso ottimizzare il budget prima di aprire?

La strategia più prudente è partire da un piano economico realistico, con scenari diversi su occupazione della nave, carburante e contratti. Un software dedicato può aiutarti a pianificare i costi, simulare ipotesi di ricavo e verificare in anticipo il punto di equilibrio. In questo modo puoi capire meglio se l’investimento iniziale è sostenibile rispetto alla tua organizzazione.

 

 

 

Autore dott. Stefano Ventura

Dott. Stefano Ventura

Esperto in budget, business plan e consulenza aziendale. Dottore Commercialista dal 1997, ora si dedica a tempo pieno alla sua creatura Softwarebusinessplan.it e allo sci!

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