Articolo scritto il 12/05/2026
Aprire uno studio fotografico nel 2026 in Italia può richiedere un investimento iniziale molto diverso a seconda del modello scelto: per un freelance da casa si parte in genere da 2.000-5.000 euro, mentre un locale fisico comporta un budget più alto e variabile. La differenza dipende soprattutto da zona, dimensione, specializzazione e forma giuridica, quindi stimare i costi prima di partire è essenziale per evitare errori di budget e problemi di liquidità.
In questa guida vedrai le principali voci da considerare, dai costi fissi ai costi variabili, passando per attrezzatura, affitto, utenze, assicurazioni e adempimenti burocratici e fiscali. Troverai anche indicazioni utili per confrontare home studio e spazio commerciale, valutare il break-even e ottimizzare il budget; per semplificare la pianificazione puoi usare anche Software business plan Studio fotografico AI, utile per tenere sotto controllo numeri e scenari. L’obiettivo è offrirti una guida pratica per pianificare il rientro dell’investimento con maggiore consapevolezza.
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Quanto investire per aprire uno studio fotografico: scenari, voci di spesa e margini da proteggere
Quando si valuta quanto costa aprire uno studio fotografico, il punto di partenza non è solo l’attrezzatura, ma l’insieme dei costi di avvio necessari per rendere l’attività operativa e sostenibile nei primi mesi. In uno studio fotografico, infatti, il budget iniziale deve coprire sia le spese una tantum sia quelle che si ripetono nel tempo, così da evitare di partire con un capitale troppo stretto e con margini subito sotto pressione. La stima corretta dipende molto da città, periferia, livello di allestimento e tipologia di servizi offerti.
Tre scenari di investimento iniziale
Per pianificare in modo ordinato conviene distinguere almeno tre scenari: home studio essenziale, studio fisico di piccole o medie dimensioni e studio più strutturato. Il primo riduce i costi di affitto e di allestimento, ma richiede comunque una dotazione minima per lavorare in modo professionale. Il secondo introduce voci più pesanti come locale, arredi e possibili interventi di adattamento. Il terzo, infine, aumenta l’investimento iniziale perché richiede spazi più ampi, una dotazione più completa e una maggiore capacità di assorbire i costi fissi.
- Home studio essenziale: attrezzatura fotografica di base, luci, fondali, computer, piccole spese di allestimento e prime attività promozionali.
- Studio fisico piccolo o medio: oltre alle dotazioni tecniche, entrano in gioco arredi, eventuale ristrutturazione, caparra e costi di avvio più consistenti.
- Studio più strutturato: richiede un capitale più alto per attrezzature, spazi, allestimento e una riserva finanziaria più ampia per i primi mesi.
Le principali voci di spesa da mettere a budget
Le voci da considerare sono abbastanza ricorrenti e vanno inserite nel budget con ordine, evitando di sottovalutare i dettagli. Tra i costi più importanti ci sono l’attrezzatura fotografica, le luci, i fondali, il computer, gli arredi, l’eventuale ristrutturazione del locale, la caparra per l’immobile e le prime spese di marketing. A queste si aggiungono i costi burocratici e gli adempimenti necessari per avviare l’attività, inclusa la SCIA quando richiesta.
In pratica, il costo reale non dipende solo da cosa si compra, ma da quanto si vuole essere pronti a lavorare subito. Un home studio può partire con una struttura più snella, mentre uno studio fisico richiede un cuscinetto più ampio per coprire le uscite iniziali e i mesi in cui il flusso clienti non è ancora stabile.
Perché serve un cuscinetto per i primi mesi
Uno degli errori più comuni è calcolare solo le spese di apertura e ignorare il periodo di avvio. In realtà, il vero equilibrio economico arriva quando i ricavi iniziano a coprire i costi fissi e i costi variabili. Per questo è prudente tenere un capitale di riserva per sostenere affitto, utenze, promozione e altre uscite ricorrenti prima di raggiungere un flusso clienti stabile. Questo margine di sicurezza aiuta anche a proteggere il break-even, cioè il punto in cui i ricavi eguagliano i costi totali.
Una formula utile, in termini semplici, è questa: Break-even = costi fissi / margine di contribuzione. Anche senza entrare in calcoli complessi, il messaggio è chiaro: se i costi iniziali sono troppo alti rispetto alla capacità di generare vendite, il rientro dell’investimento si allunga e il rischio aumenta.
Come leggere i costi in modo realistico
Per uno studio fotografico, la differenza tra un progetto sostenibile e uno fragile sta spesso nella capacità di confrontare più preventivi e di non comprare tutto subito. È utile distinguere ciò che è indispensabile da ciò che può essere rimandato, soprattutto quando il locale è in una zona più costosa o quando l’allestimento è più ambizioso. In questo senso, il controllo dei costi di apertura non serve solo a partire, ma anche a difendere i margini nei mesi successivi.
In sintesi, pianificare con ordine significa stimare bene l’investimento iniziale, includere i costi burocratici e la SCIA, prevedere un cuscinetto per l’avvio e confrontare più preventivi prima di acquistare. È questo approccio che permette di trasformare il budget in una base solida, invece che in una semplice somma di spese.



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Costi fissi e variabili di uno studio fotografico: come leggere la redditività
Quando si valuta quanto costa aprire uno studio fotografico, non basta fermarsi all’investimento iniziale: per capire se l’attività può reggere nel tempo bisogna distinguere con precisione tra costi fissi e costi variabili. Questa distinzione è decisiva perché incide sia sulla stima del budget di avvio sia sul controllo della redditività a regime. In uno studio fotografico, infatti, la struttura dei costi può cambiare molto in base al mix di servizi offerti, alla dimensione del locale e alla localizzazione.
Le spese che si ripetono ogni mese
I costi fissi sono quelli che tendono a presentarsi con regolarità, anche se il volume di lavoro varia. Tra le voci da considerare ci sono l’affitto del locale oppure una quota di utilizzo dello spazio, le utenze, la connessione internet, l’assicurazione, eventuali abbonamenti a software, la manutenzione dell’attrezzatura e, se presente, il personale o i collaboratori continuativi. Queste uscite sono fondamentali perché determinano il livello minimo di fatturato necessario per sostenere l’attività.
Per uno studio fotografico, sottovalutare i costi burocratici e gli adempimenti iniziali può alterare la stima complessiva dei costi di avvio. Anche la SCIA, quando richiesta, va considerata nel quadro delle spese da pianificare insieme agli altri oneri di apertura. Il punto non è solo “aprire”, ma capire quanto pesa ogni voce nel tempo.
Le voci che dipendono dal volume di lavoro
I costi variabili crescono con il numero di servizi realizzati e con il tipo di lavoro svolto. In questa categoria rientrano i materiali di consumo, le stampe, i costi di post-produzione e, in generale, tutte le spese legate alle singole commesse. Se lo studio lavora molto su servizi con consegna fisica o con lavorazioni aggiuntive, la pressione sui costi variabili aumenta e il margine può ridursi rapidamente.
È qui che il mix di servizi fa davvero la differenza: uno studio orientato a shooting rapidi e ad alto volume avrà una struttura diversa rispetto a uno che lavora su progetti più complessi, con più post-produzione e più materiali. Per questo non esiste un bilancio rigido valido per tutti: la stessa attività può avere costi molto diversi in base al posizionamento commerciale.
Come stimare il punto di pareggio
Per capire se lo studio è sostenibile, è utile stimare il break-even, cioè il punto in cui i ricavi coprono tutti i costi. In termini pratici, il ragionamento è semplice: Ricavi medi devono essere sufficienti a coprire costi fissi + costi variabili. Una formula utile, in forma testuale, è: Margine netto = (Ricavi – Costi totali) / Ricavi × 100.
Un esempio prudente aiuta a leggere il meccanismo: se in un mese lo studio sostiene uscite ricorrenti elevate e genera ricavi troppo bassi, il margine si assottiglia e il pareggio si allontana. Al contrario, se i servizi venduti hanno un buon margine lordo e i costi variabili restano sotto controllo, il punto di pareggio si raggiunge più facilmente. Per questo è importante confrontare con continuità ricavi medi, margine lordo e uscite ricorrenti.
Perché margini e controllo di budget contano davvero
La redditività di uno studio fotografico dipende dalla capacità di tenere sotto controllo la struttura dei costi e di leggere correttamente i margini. Un budget ben costruito aiuta a evitare errori comuni come sottostimare le spese mensili, fissare prezzi troppo bassi o ignorare i costi legati ai collaboratori e alla post-produzione. Anche il rapporto tra costi fissi e variabili è un indicatore utile per capire quanto l’attività sia flessibile e quanto possa adattarsi a variazioni della domanda.
In pratica, chi apre uno studio dovrebbe monitorare con attenzione le uscite ricorrenti e verificare se il fatturato medio mensile è coerente con il livello di spesa sostenuto. Un software dedicato può aiutare a tenere sotto controllo budget, preventivi e marginalità, ma la base resta sempre la stessa: conoscere bene i propri costi e aggiornare spesso le stime. Solo così l’investimento iniziale e i costi di gestione diventano davvero leggibili e confrontabili nel tempo.



Costi burocratici e adempimenti da mettere a budget per aprire uno studio fotografico
Quando si stima quanto costa aprire uno studio fotografico, non bisogna guardare solo all’allestimento e alle attrezzature: una parte importante del budget riguarda infatti i costi burocratici, fiscali e previdenziali necessari per partire senza sorprese. La sostenibilità economica dipende anche dalla capacità di controllare i costi fissi e i costi variabili legati agli adempimenti, soprattutto se l’attività viene avviata con una forma giuridica più strutturata o con dipendenti e collaboratori.
Apertura della partita iva e scelta del regime fiscale
Il primo passaggio operativo è l’apertura della partita IVA, che va considerata tra i principali costi di avvio amministrativi. A questo si aggiunge la scelta del regime fiscale, che incide sulla gestione ordinaria dell’attività e quindi sul controllo dei margini. In pratica, una scelta fiscale corretta aiuta a evitare errori di pianificazione che possono ridurre il break-even, cioè il punto in cui ricavi e costi si pareggiano.
Per uno studio fotografico, il costo del commercialista o del consulente fiscale è una voce da inserire fin da subito nel piano economico. È un costo ricorrente da trattare come costo fisso, perché accompagna la gestione dell’attività nel tempo e non solo la fase di apertura. Trascurarlo significa sottostimare il fabbisogno iniziale e avere una visione incompleta della redditività.
Iscrizione al registro imprese e SCIA se richiesta
In base alla forma giuridica scelta, può essere necessaria l’iscrizione al Registro Imprese. Anche questo passaggio va verificato con attenzione, perché i costi burocratici cambiano in funzione della struttura dell’attività. Se lo studio opera in un locale aperto al pubblico, il Comune può richiedere la SCIA: un adempimento che non va dato per scontato e che va sempre controllato prima dell’apertura.
Qui il punto chiave è pratico: i requisiti non sono uguali ovunque. Prima di aprire, è fondamentale verificare sempre i requisiti locali presso il Comune e gli enti competenti, così da evitare ritardi, spese aggiuntive e blocchi operativi. Un errore frequente è considerare questi passaggi come marginali, quando invece possono incidere sul budget iniziale e sui tempi di avvio.
Contributi previdenziali e assicurativi
Tra le voci da non dimenticare ci sono i contributi previdenziali e, quando necessari, gli oneri assicurativi. Anche qui il costo effettivo dipende dalla forma giuridica e dalla presenza di dipendenti o collaboratori. Se lo studio cresce e introduce personale, aumentano i costi variabili e gli adempimenti da gestire, con un impatto diretto sulla struttura dei costi complessiva.
Per questo motivo, nella valutazione della redditività non basta stimare i ricavi attesi: serve confrontarli con tutti i costi ricorrenti, compresi quelli previdenziali e assicurativi. In termini semplici, Margine netto = (Ricavi – Costi totali) / Ricavi × 100. Se i costi amministrativi e contributivi sono sottovalutati, il margine reale può risultare molto più basso del previsto.
Come leggere questi costi nel piano di apertura
Per uno studio fotografico, la regola pratica è distinguere tra spese una tantum e spese ricorrenti. Le prime incidono sull’investimento iniziale, le seconde sui costi fissi mensili o periodici. In questa categoria rientrano anche il supporto del commercialista, gli adempimenti obbligatori e gli eventuali costi legati a iscrizioni o comunicazioni formali.
Un esempio utile: se l’apertura richiede partita IVA, eventuale iscrizione al Registro Imprese, verifica della SCIA e consulenza fiscale iniziale, il budget deve coprire sia i costi di partenza sia quelli di gestione ordinaria. Questo approccio aiuta a stimare meglio il break-even e a capire se il livello di fatturato previsto è sufficiente a sostenere l’attività nel tempo. In sintesi, per partire senza sorprese bisogna mettere a budget non solo l’attrezzatura, ma anche tutti gli adempimenti necessari a operare in regola.



Come ridurre i costi di apertura di uno studio fotografico senza compromettere la qualità
Quando si valuta quanto costa aprire uno studio fotografico, il punto non è solo arrivare all’investimento iniziale, ma capire come mantenerlo sostenibile nel tempo. La vera differenza tra un’attività che regge e una che fatica sta nella gestione dei costi fissi e dei costi variabili, nella capacità di stimare correttamente il budget e nel non sottovalutare i costi di avvio e i costi burocratici. In questa fase, un piano realistico aiuta a evitare errori tipici come partire con spese troppo alte, pricing incoerente o investimenti non prioritari.
Partire leggero per proteggere il budget
Una delle strategie più efficaci è iniziare in modo graduale: home studio, spazio condiviso o una soluzione temporanea possono ridurre l’impatto dell’affitto e delle spese strutturali. Questo approccio è utile soprattutto quando non si hanno ancora clienti stabili, perché consente di contenere i costi fissi e di testare il mercato prima di impegnarsi in un locale più costoso. Anche l’attrezzatura va selezionata con criterio: meglio acquistare prima l’essenziale e ampliare solo dopo i primi incarichi, invece di immobilizzare capitale in dotazioni che non generano subito fatturato.
In pratica, il risparmio migliore non è tagliare tutto, ma allocare il budget sulle voci che sostengono davvero la reputazione e la capacità di vendere. Per esempio, una dotazione minima ben scelta può essere più utile di un set completo ma poco utilizzato. Se possibile, valutare anche l’usato garantito può aiutare a ridurre i costi di avvio senza compromettere la qualità operativa.
Controllare i costi ricorrenti e il punto di pareggio
Per uno studio fotografico, la sostenibilità economica dipende in larga parte dalla gestione attenta dei costi operativi ricorrenti, cioè degli OPEX. Qui rientrano affitto, utenze, forniture, manutenzioni, software, marketing e servizi esterni. Tenere sotto controllo queste voci è fondamentale per arrivare al break-even, cioè al momento in cui i ricavi coprono tutti i costi totali.
Una formula utile, anche in fase di pianificazione, è questa: Margine netto = (Ricavi – Costi totali) / Ricavi × 100. Se il margine è troppo basso, basta poco per trasformare un mese positivo in uno negativo. Per questo conviene negoziare affitto e forniture, evitare sprechi e esternalizzare solo ciò che serve davvero, come servizi tecnici o attività non core. Ogni euro risparmiato sui costi non strategici migliora la tenuta del modello economico.
Investire dove genera fatturato e reputazione
Nel settore fotografico, non tutti i risparmi sono uguali. Ridurre il budget su qualità, affidabilità o immagine può abbassare il valore percepito del servizio e rendere più difficile sostenere i prezzi. Al contrario, investire in ciò che porta clienti e fiducia è spesso la scelta più efficiente: attrezzatura essenziale, presenza online curata, portfolio credibile e marketing mirato. Meglio una promozione ben indirizzata che campagne dispersive e costose.
Un esempio pratico: se lo studio parte con una struttura snella, può destinare più risorse alle attività che generano contatti e conversioni, invece di assorbire capitale in spazi o strumenti non indispensabili. Questo approccio aiuta anche a stimare meglio i tempi di rientro e a capire se il modello è davvero sostenibile nel medio periodo.
Business plan, adempimenti e possibili agevolazioni
Un business plan realistico è lo strumento più utile per collegare costi di apertura, ricavi attesi e tempi di rientro. Serve a simulare scenari diversi, verificare la tenuta del budget e capire quanto margine resta dopo i costi fissi e variabili. In questa fase è importante considerare anche gli adempimenti e i costi burocratici, inclusa la SCIA quando prevista, perché sono voci che incidono sul capitale iniziale e non vanno dimenticate.
Quando disponibili, possono essere valutati anche finanziamenti agevolati, bandi e incentivi pubblici per ridurre il fabbisogno iniziale. In questo senso, un software dedicato può semplificare la pianificazione dei costi, il controllo del budget e la simulazione di scenari economici: ad esempio Software business plan Studio fotografico AI può aiutare a organizzare in modo ordinato le ipotesi di spesa e ricavo. La regola resta la stessa: partire con una struttura sostenibile, monitorare i numeri e correggere rapidamente ciò che non produce valore.



Errori da evitare per proteggere margini e redditività di uno studio fotografico
Quando si valuta quanto costa aprire uno studio fotografico, il punto non è solo sommare gli investimenti iniziali, ma capire quali errori possono far salire i costi di avvio e compromettere la redditività già nei primi mesi. La stima corretta del fabbisogno finanziario deve includere sia gli investimenti in conto capitale sia gli altri costi necessari per partire, perché una pianificazione incompleta porta facilmente a budget insufficienti, margini troppo bassi e un break-even più lontano del previsto.
Budget iniziale sottostimato e costi fissi ignorati
Uno degli errori più comuni è partire con un investimento iniziale calcolato in modo troppo ottimistico, senza considerare tutti i costi fissi che si presentano ogni mese. In uno studio fotografico, il rischio è sottovalutare spese ricorrenti che pesano sulla cassa anche quando i clienti sono pochi. Questo errore rende più difficile coprire i costi di apertura e mantenere equilibrio finanziario nella fase di avvio.
Soluzione semplice: costruire un piano economico prudente, inserendo sempre una voce dedicata ai costi fissi e verificando se il fatturato atteso è sufficiente a sostenerli. Se il locale scelto è troppo grande o troppo costoso rispetto al volume clienti iniziale, il rischio aumenta: l’affitto e le spese di gestione possono assorbire rapidamente il margine disponibile.
Acquisti impulsivi di attrezzatura e spese non prioritarie
Un altro errore frequente è comprare attrezzatura in modo impulsivo, senza distinguere tra ciò che serve davvero per aprire e ciò che può essere rimandato. Questo gonfia i costi di avvio e riduce la liquidità disponibile per affrontare i primi mesi di attività. In fase di apertura, ogni acquisto dovrebbe essere valutato in funzione del suo impatto sui ricavi e sulla capacità di generare lavoro.
Soluzione semplice: definire una lista di priorità e acquistare prima solo ciò che è indispensabile per operare. Il resto può essere programmato dopo aver verificato la domanda reale e la stabilità dei flussi di entrata. In questo modo si evita di immobilizzare capitale in spese non essenziali.
Prezzi troppo bassi e redditività non monitorata
Molti studi fotografici partono con prezzi troppo bassi per attirare clienti, ma questa scelta può erodere rapidamente i margini. Se il prezzo non copre correttamente i costi variabili e la quota di costi fissi da assorbire, il lavoro aumenta ma la redditività resta debole. Per questo è importante controllare la redditività per singolo servizio e non solo il fatturato complessivo.
Una formula utile è: Margine netto = (Ricavi – Costi totali) / Ricavi × 100. Anche senza numeri precisi, il principio è chiaro: se i costi crescono più dei ricavi, il margine si riduce. Soluzione semplice: rivedere periodicamente i listini e confrontarli con i costi effettivi, così da evitare prezzi incoerenti con il posizionamento dello studio.
Stagionalità, fondo di emergenza e adempimenti trascurati
Un errore da non sottovalutare è ignorare la stagionalità della domanda. In alcuni periodi i clienti possono diminuire, e senza una riserva di liquidità diventa difficile coprire le spese correnti. Per questo è fondamentale prevedere un fondo di emergenza, utile a gestire mesi più deboli o imprevisti operativi.
Altrettanto critico è trascurare gli adempimenti fiscali e amministrativi, compresa la SCIA quando necessaria. I costi burocratici e gli obblighi di avvio vanno considerati fin dall’inizio, perché dimenticarli significa esporsi a ritardi, sanzioni o spese non previste. Soluzione semplice: inserire questi costi nel piano iniziale e verificare ogni passaggio prima dell’apertura.
In sintesi, aprire uno studio fotografico senza controllare con attenzione costi e ricavi porta facilmente a errori di valutazione sul break-even e sul ritorno dell’investimento. Il modo più efficace per proteggere la redditività è misurare, confrontare e aggiornare il piano economico con regolarità, così da correggere subito eventuali squilibri tra costi di apertura, gestione quotidiana e risultati commerciali.



Domande frequenti su Studio fotografico
Quanto serve come budget minimo per aprire uno studio fotografico?
Il budget minimo dipende molto da come parti: se lavori da casa, l’investimento iniziale per un fotografo freelance può partire da circa 2.000 a 5.000 euro. Se invece apri un locale fisico, il fabbisogno cresce perché devi sommare gli investimenti iniziali ai costi di avvio e alle spese operative. In ogni caso, i valori sono indicativi e cambiano in base a zona, dimensione dello studio, servizi offerti e forma giuridica.
Quanto costa aprire la partita IVA da fotografo?
Dal CONTEXTO non emerge un costo fisso unico per la partita IVA, perché dipende dalla forma giuridica scelta e dagli adempimenti necessari. È quindi corretto considerarla come una voce variabile del progetto, da valutare insieme ai costi di avvio e alla gestione fiscale. Per una stima realistica conviene includerla nel piano complessivo, senza separarla dal resto del budget.
Quali sono i costi fissi principali di uno studio fotografico?
I costi fissi principali sono quelli che sostieni con continuità, anche quando il numero di clienti varia: affitto, utenze, contributi, assicurazioni e altre spese di gestione. Se lavori da casa, questi costi possono essere più contenuti; con un locale fisico diventano più pesanti e incidono di più sul punto di pareggio. Anche qui i valori sono indicativi e dipendono da zona, dimensione e tipologia di servizi.
In quanto tempo si può rientrare dell’investimento iniziale?
Il tempo di rientro non è uguale per tutti, perché dipende da investimenti iniziali, costi mensili e capacità di generare ricavi. In generale, più il progetto è leggero e ben pianificato, più il break-even può arrivare rapidamente; al contrario, un locale fisico richiede spesso tempi più lunghi. Per questo è utile simulare costi e ricavi prima di partire, così da capire se il margine previsto è sufficiente.
Conviene aprire uno studio fotografico in casa o in un locale fisico?
Un home studio richiede in genere un investimento iniziale più basso, perché riduce o elimina alcune spese tipiche di un locale. Uno spazio fisico, invece, offre più visibilità e possibilità operative, ma comporta costi fissi più alti e un fabbisogno finanziario iniziale maggiore. La scelta migliore dipende dal tipo di servizi che vuoi offrire, dalla clientela e dal budget disponibile.
Quali strumenti aiutano a pianificare meglio il budget di uno studio fotografico?
Per pianificare bene il budget è utile partire da una stima separata di investimenti iniziali, costi fissi, costi variabili e tempi di rientro. Un software dedicato può aiutarti a simulare scenari diversi, confrontare ricavi e spese e capire quanto capitale serve davvero per partire. È un supporto pratico soprattutto quando vuoi valutare se conviene un home studio o un locale fisico.
Fonti analizzate
- Studio: Definizione e significato – Dizionario di Italiano
- ioStudio – Portale dello studente
- Studio
- Il sostegno ai settori del cinema e dell’audiovisivo
- Analisi di mercato Studio fotografico 2026 in Italia: dati
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Dott. Stefano Ventura
Esperto in budget, business plan e consulenza aziendale. Dottore Commercialista dal 1997, ora si dedica a tempo pieno alla sua creatura Softwarebusinessplan.it e allo sci!
